Succhiami il cazzo cornuto, il più grande sogno di un cuckold

Succhiami il cazzo cornuto, il più grande sogno di un cuckold

Succhiami il cazzo cornuto, il più grande sogno di un cuckold

«Marco, io me ne vado.» gli dico questa frase, mentre sfilo il suo cazzo umido di sperma dal mio povero culetto infranto.

«Sei pazza? Cosa ho fatto di male?»

«Nulla, non hai fatto nulla. Solo che questa vita non è la mia vita. Sei un grande chiavatore, te ne do atto, ma la vita è anche altro.»

«E ti porti via anche mio figlio?»

Non deve essersi reso ben conto di ciò che sta dicendo. Come obnubila la disperazione.

«Ce l’ho in pancia, non posso lasciartelo qui. E comunque per tua opportuna conoscenza, sappi che sono due gemelli.»

«Sono i miei figli, non puoi portarli via così.»

«Non hai alcuna certezza che siano figli tuoi, ci vorrebbe la prova del DNA per esserne sicuri. E comunque darò loro il mio cognome e li cresceremo io e Giorgio.»

«Cosa? Torni da Giorgio?»

«Provo una grande nostalgia di Giorgio.»

«Già! Da perfetto cornuto, quel finocchio cuckold sarà felice di crescere i figli della sua donna ingravidata da un altro.»

«Non sarà insultandolo che cambierai il corso degli eventi. Ormai ho deciso.»

«Sei sicura che ti riprenderà con sé? Lo hai già sentito?»

«Non ho bisogno di sentirlo. Mi ama e lo amo. Sono sicura che torneremo insieme. E se non sarà così, vorrà dire che andrò a vivere da sola. Con due gemelli, la compagnia non mi mancherà. Peccato che siano un maschio e una femmina, altrimenti li avrei chiamati Marco e Giorgio.»

«Ti prego, non mi lasciare. Ti amo. Più di quanto sia mai riuscito a dimostrarti, più di Giorgio. Ho sempre recitato il ruolo del brutale seduttore solo perché pensavo che tu volessi questo da me.»

Detto dall’uomo più arrogante e presuntuoso che abbia mai conosciuto, questa è una dichiarazione di debolezza che somiglia ad una resa. Ma non è sufficiente per trattenermi. Non lo lascio per ciò che non mi ha saputo dare, ma per come è e so che non può essere diverso da se stesso. Mi alzo, vado in bagno e mi preparo per andare a dormire.

Sono di nuovo tra le braccia di Giorgio. Mi sento a casa, come se fossi rientrata nei miei panni, o meglio nella mia vita. Lui mi sta inculando con decisione e alla pecorina, così non c’è tra noi l’ostacolo della pancia. Sembra quasi che il cazzo gli si sia ingrossato. Che, durante la mia assenza, abbia usato quegli aggeggi che promettono di trasformare i minidotati in superdotati? Possibile? Controllerò meglio dopo. Ora sono troppo intenta a godermi le delizie dell’inculata. C’è nel suo modo di spingermi dentro il cazzo un pizzico di rabbia in più rispetto alle altre volte. Forse sta vendicandosi di ciò che gli ho fatto patire e, allo stesso tempo, sta rivendicando il possesso del mio corpo e, soprattutto, della mia mente. Mi incula con brutalità, finalmente. Era questo che volevo da lui. Sentirlo ancora il mio uomo. Dentro di me rifiutavo l’idea che si svirilizzasse per lasciare campo libero agli altri, che si lasciasse sottomettere o che addirittura si umiliasse prima ancora che gli venisse richiesto. Se non perderà questo modo virile di possedermi, non mi peserà concedermi ad altri sotto il suo sguardo. Ma mentre mi infilza e sento l’orgasmo avvicinarsi, galoppante, dirompente, liberatorio, mi riprometto che non mi farò mai più chiavare da altri senza che lui sia presente, senza che il suo sguardo dia sale al mio corpo posseduto. Grido il mio piacere, e sembra un piacere nuovo e antico al tempo stesso. Siamo ancora noi, quelli dei primi tempi della nostra relazione, e siamo due amanti nuovi: questo è il piacere della riscoperta. E se lui vorrà che gli narri come mi chiavava e inculava Marco lo farò, e se servirà a fargli diventare il cazzo ancora più duro, insisterò sui dettagli più scabrosi, esagererò il racconto erotico, parlerò di piaceri inenarrabili e irraggiungibili, ma sarà un gioco tra noi: il cemento della nostra complicità. Lui ora mi sta sborrando nel culo e grida che sono troia, la sua troia. È vero, sono la sua troia e finalmente lo ha capito. Gli altri possono usarmi, lui può prestarmi come si prestano i giocattoli, o gli attrezzi, ma sono sua. Può prestarmi, non cedermi. Questo è il prezzo. Se mi cede, lede la mia dignità. E non intendo perdonarlo per questo. Cazzo. Ma quanta sborra ha nei coglioni, stasera? Mi inonda e anch’io non capisco più nulla. Un nuovo, impetuoso e imprevisto orgasmo mi travolge. E sembra che debba travolgermi per sempre.

Sono trascorsi molti minuti prima di riuscire a tornare in noi. Siamo qui di fianco, come tanti mesi fa, e il nostro sembra un tempo ritrovato. Sono felice. Sono semplicemente felice. Ripenso alla faccia di Marco quando il mattino seguente al nostro chiarimento, ho preso i miei bagagli e me ne sono andata. Troppo orgoglioso per implorare, mentre preparavo le valigie, Marco è rimasto a letto, nudo, ostentando il suo minaccio tronco di carne, convinto forse che quel solido argomento potesse trattenermi, o addirittura farmi cambiare idea. Non ha capito nulla. Non si è reso conto che di lui me ne sono liberata. Dentro di me, prima ancora che fisicamente. Quando mi ha visto andare verso la porta, si è piazzato davanti per ostacolarmi e mi ha chiesto di fare l’amore un’ultima volta. Io, sarcasticamente, gli ho risposto che noi non abbiamo mai fatto l’amore, perciò non potrebbe essere l’ultima volta. Noi abbiamo scopato, chiavato, fottuto, ma fatto l’amore mai. Poi l’ho scostato. Lui – forse ripensando alla volta in cui l’ho spedito a Londra – non ha cercato di trattenermi. Silenziosamente se n’è andato in cucina. E adesso che la mia pancia è gonfia e che le feste di Natale si avvicinano, sento il bisogno di una vita più vera, completa, in cui ci sia anche il sesso, ma non solo il sesso. Ci vorrà un po’ di tempo, ma alla fine Marco capirà che non sono la donna adatta a lui, ne sono sicura. Capirà che una donna non è solo un bell’involucro di carne da possedere tutte le sere sul divano. Non potevo più restare con lui. Volevo tornare da Giorgio, per sempre. Non mi importava che potesse respingermi, avrei saputo attendere. Solo di lui mi importava e di queste piccole creature che crescono dentro di me. I nomi li sceglieremo insieme. Solo un dubbio mi rimane. Marco pensa che i gemelli che ho in pancia siano suoi, anche Giorgio lo crede, e quando mi ha accolta ha pensato di poter realizzare il più grande sogno di un cuckold: crescere i figli di un altro, accudire la prole di un uomo più dotato e più stallone di lui, e che in virtù di queste doti fisiche ha avuto il diritto di ingravidargli la donna. Ma io so la verità su quella notte in cui ho raccolto in me il seme di entrambi. Io sola so e saprò che la prova del DNA mi ha rivelato che questi gemelli sono di Giorgio. Ed è bene che sia così, poiché ho due figli con l’uomo che amo. Gli lascerò credere che siano di Marco, che siano il frutto tangibile delle sue corna del suo essere cuckold. Sarà il mio atto d’amore nei suoi confronti: farlo credere ancor più cornuto di quanto non sia. Ma chi è il padre dei gemelli non lo rivelerò a nessuno. A meno che non si renda assolutamente indispensabile. Questo sarà il mio segreto: sarà il segreto di Debora.

Fine

<- Capitolo precedente


TELEFONO EROTICO AMATORIALE

Divertiti in totale anonimato con il nostro servizio Carta di Credito
CHIAMA 051.68.08.246 A SOLI 50 CENTESIMI AL MINUTO

Desiderio-erotico-carta-di-credito

Oppure
telefono-erotico-3

2 thoughts on “Succhiami il cazzo cornuto, il più grande sogno di un cuckold

  1. Racconto fantastico, uno dei migliori che abbia mai letto!

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.