Succhiami il cazzo cornuto, il capo mi chiava la donna

Succhiami il cazzo cornuto, il capo mi chiava la donna

Succhiami il cazzo cornuto, il capo mi chiava la donna

Il salone dell’hotel in cui siamo riuniti ha le porte-finestra aperte che danno su un giardino suggestivo. Oltre le siepi si intravede il cielo del crepuscolo. La brezza della prima estate muove le tende. Sediamo al tavolo del principale di Giorgio, privilegio che ci è concesso perché Giorgio è considerato il suo braccio destro. La cena si protrarrà a lungo e tra una portata e l’altra potremo danzare. Il pianista del gruppo ha messo gli occhi su di me e non mi molla più. Sguardo presuntuoso e una leggera espressione sarcastica gli increspa le labbra. Si considera affascinante, temo. Qualche minuto fa, approfittando di un momento di quiete prima che il salone si riempisse, mi ha dedicato una canzone:

«Alla fanciulla più bella della serata.»

Ha detto proprio così. L’ho ringraziato cortesemente e gli ho fatto notare che c’erano ancora poche persone nel salone e quindi la sua dichiarazione era prematura. Lui mi ha risposto che non c’era bisogno di attendere le altre per incoronarmi reginetta della serata. Mi osserva insistentemente. Giorgio se n’è accorto.

«Hai già fatto conquiste, vedo!»

«Sì, il brano che stanno suonando è dedicato a me, e ha detto che sono la più bella, se ti può interessare.» gli rispondo avvicinando le mie labbra a sfiorargli la guancia destra.

«Ha ragione, guardati intorno.»

All’improvviso, mentre la serata scivola tranquilla con qualche attimo di annoiato silenzio in cui osservo la gente in sala, il principale di Giorgio mi chiede di ballare con lui. Sono imbarazzata.

«Mi scusi, se glielo chiedo, ma sa sono da solo. Mia moglie non è potuto venire per una lieve indisposizione, e quindi per ballare non posso che rivolgermi a lei. Se Giorgio permette.»

«Naturalmente.» acconsente Giorgio.

«Perché non può rivolgersi che a me?» gli chiedo.

«Perché lei è la più affascinante, e se uno deve trasgredire è meglio che lo faccia con una bella ragazza, non crede?»

«Lei è troppo galante.» Arrossisco e incrocio lo sguardo incoraggiante di Giorgio. È fiero dell’invidia di cui lo circonda la mia bellezza. Mentre ci avviamo verso il centro della sala, osservo il mio ballerino. Ha un’età compresa tra i cinquanta e i sessanta, sì, ma quanti anni ha veramente? Non lo so. È giovanile, curato, senza pancia. Indossa pantaloni bianchi e un blazer blu su una camicia di lino azzurra. Pelle abbronzata dal sole. L’abbronzatura di un velista, direi. Quando comincia a farmi volteggiare tra le sue braccia capisco che ci sa fare. Sicuro di sé, deciso, mi guida alla perfezione. Ogni tanto sento su di me il fastidioso sguardo da cagnolino del pianista. Il principale tiene alta la conversazione tra noi, sussurrandomi amenità, chiamandomi per nome e chiedendomi di fare altrettanto. Si chiama Alberto. Ho ventisei anni, sto ballando con un interessante cinquantenne, ma, oltre ad essere il capo di Giorgio, potrebbe avere l’età di mio padre. Come posso dargli del tu e chiamarlo Alberto? Tuttavia, ci provo. Ogni volta provo un leggere imbarazzo. Lui ride e mi incoraggia, sostenendo che sono ogni volta un po’ più naturale:

«Ancora un paio di volte e, cara Debora, sarai naturalissima. Mi piace che le belle ragazze mi chiamino per nome.»

Frase un po’ banale, quasi maldestra. Ma che devo fare? Abbozzo un sorriso. È pur sempre il principale del mio uomo.

«Ce l’ha con te, il pianista? Non ti toglie gli occhi di dosso. In fondo lo capisco.»

«Un po’ mi infastidisce.»

«Strano, pensavo che una bella ragazza come te fosse abituata ad essere divorata con lo sguardo.»

«No, non sembra, ma sono timida.»

«Timida, intelligente e bellissima. Combinazione perfetta. Giorgio è un uomo fortunato.»

Arrossisco e lo ringrazio.

«Non devi ringraziarmi. Sto solo dicendo la verità. Guardati intorno, le ragazze carine non mancano, ma tu sei la più bella. Non è solo questione di forme, ma di personalità, di intelligenza. Peccato che io non abbia l’età, altrimenti ti corteggerei.»

In quel momento mi sembra che le sue mani stringano in modo più deciso la mia vita. Ma forse mi sbaglio. Termina il brano e torniamo al tavolo. Giorgio dialoga con un collega. Alberto si avvicina al pianista e gli sussurra qualcosa. Quello impallidisce e mi pare che si scusi. Alberto torna da noi e approfittando del momento in cui Giorgio si distrae per la presentazione di un nuovo brano, ne approfitta per sussurrarmi:

«Il pianista non ti infastidirà più. E il brano che stanno per suonare è dedicato a te.»

«Sei gentile.»

«È il minimo omaggio che un anziano come me, amante della bellezza, possa rivolgerti.» Sento la sua mano che mi sfiora il seno, poi torna a sedersi al suo posto. È stato un gesto naturale, quasi dovuto ad una sbadata consuetudine o lo ha fatto apposta? Io ho provato un brivido imprevisto. Mi è piaciuto. È appena accaduta una cosa che potrebbe rendere pepata la serata, se non fosse che il principale di Giorgio è pericolosissimo. Almeno quanto Marco, se non di più. E forse è proprio questo che mi eccita. Tra una portata e l’altra il resto della serata sembra svolgersi in tutta tranquillità, come se non dovesse accadere più nulla. Che mi sia sbagliata? Che abbia interpretato come intenzionale un tocco al seno che magari era del tutto casuale?

In distanza odo la musica che proviene dal salone, che è tutto un fervore di danze e ballerini. Il crepuscolo se n’è già andato da un pezzo. Ora c’è solo il cielo nero della notte fonda. La luna, che intravedo dalla finestra della camera, la rischiara a malapena. La porta-finestra è aperta e sento la brezza estiva che entrando dal balcone mi accarezza la pelle. E io sono qui nuda tra le braccia di Alberto che mi sta chiavando come un forsennato. Il suo grosso cazzo mi spacca la fica. Non è lungo come quello di Marco, però in quanto a larghezza non gli è da meno. Possibile che tutti abbiano un grosso uccello e solo il mio Giorgio abbia un cazzetto? Mi chiava con passione, come un uomo che sa il valore di ciò che ha tra le mani. Sa che sta montando la più bella fica della serata. L’età accresce la sua consapevolezza di quanto sia preziosa questa chiavata. Mi limona tutta e mi fa godere. Mi sento larghissima. La mia schiena nuda si sfrega contro il leggero copriletto di ciniglia, procurandomi una sensazione piacevole. Da qualche parte, nascosto dietro la porta della camera comunicante Giorgio ci sta osservando. Non riesco a vedere se la porta sia socchiusa, o se lui attraverso il buco della serratura stia vedendo il principale che gli monta la donna. Magari si sta sparando una sega, oppure si sta trattenendo per non sborrare subito. Non lo vedo, ma è come se sentissi la sua eccitazione nell’aria. Quindi incito Alberto con un imprevisto turpiloquio che gli accende ancor di più i sensi:

«Sì, Alberto, fottimi così che mi piace. Che cazzo largo hai. Tu le donne le squarti.»

«Ti piace, mia bella troietta? Ti piace come ti chiava il mio cazzo? Senti come me lo hai fatto diventare duro.»

Di tanto in tanto, in preda ad una frenesia incontrollabile, mi morde i capezzoli durissimi a causa dell’eccitazione. Poi torna a limonarmi. Sembra un naufrago che si aggrappi ad un tronco miracolosamente trovato tra le onde.

«Sei bellissima, sei bellissima…»

Un leggero fruscio attraversa l’aria, come di tenda che si muova.

«Vieni fuori cornuto. Vieni qui vicino a guardare come ti fotto la donna

Questo improvviso cambio di atteggiamento da parte di Alberto mi stupisce. Aveva detto di non gradire la presenza di Giorgio nella nostra camera, e adesso invece lo invita ad accomodarsi per assistere da vicino alla monta della sua femmina. Il mio uomo si sporge da dietro la tenda che dà sul balcone comunicante e timidamente si avvicina. Ha i pantaloni slacciati e il suo cazzetto si erge baldanzoso. Ma non è nulla di fronte alla potenza del cazzo del suo capo che mi sta sventrando tutta. Alberto mi solleva le gambe e se le appoggia sulle spalle. Dobbiamo essere un bello spettacolo. Se dentro al salone sapessero cosa sta succedendo qui, in una suite dello stesso albergo. Alberto è completamente nudo, segno che non ha nessun timore di essere giudicato vecchio. Questa sicurezza proverrà dalla sua indole certo, ma anche dal suo grosso cazzo che probabilmente induce le sue partner a trascurare i segni del tempo sul suo corpo. Le sue mani, ora che ho le gambe sulle spalle sono libere di arpionarmi le chiappe e di allargarle.

«Cornuto, ti piace come ti chiavo la donna

Giorgio annuisce.

«Voglio sentirtelo dire!»

«Sì, mi piace. Mi piace da morire vedere come mi monta la donna.» Giorgio gli dà del lei. Quello gli sfonda la donna e lui è riverente.

«Hai ragione a dire che te la monto. È il verbo adatto. Guarda bene. Osserva le espressioni del suo viso, le sue tette che ballonzolano. Ascolta i suoi gemiti, ogni volta che glielo spingo fino all’utero.»

All’improvviso, eccitata anche da questo colloquio imprevisto tra Alberto e Giorgio, comincio a godere e a mugolare:

«Godo, Alberto, godo. Accelera, accelera. Squartami tutta… tutta … Ahhhh»

E Alberto accelera, asseconda i miei desideri. Nel momento più intenso per me, sento che diventa parossistico. Si muove con frenesia e poi comincia a gridare:

«Sborro, Debora, sborro. Ti lavo la fica, ti riempio tutta. Cornuto, te la ingravido.»

Giorgio non resiste più e sborra a sua volta, ma con discrezione, quasi non volesse disturbare il suo capo nel momento dell’orgasmo, nel momento in cui sborra nella sua femmina, col desiderio di ingravidarla. Fortuna che prendo la pillola.

Mentre il piacere svanisce lentamente, Alberto mi accarezza i seni e mi sussurra complimenti e tenerezze. Un paio di minuti dopo, si rialza e si riveste, e se ne va lasciandoci soli: «Scusami devo andare, ho degli ospiti di cui devo prendermi cura. Non andatevene, torno tra poco. Questa è solo l’ouverture» Il suo allontanamento repentino mi costringe a riflettere: come ci sono finita qui così? In questa suite dove, con la scusa che abbiamo bevuto, trascorreremo la notte. Me lo chiede anche Giorgio, mentre mi aiuta a rivestirmi.

«Come mai ti sei fatta chiavare dal mio capo?»

«Proprio perché è il tuo capo. E io ci tengo al tuo posto di lavoro.»

«Ti ha ricattata?»

«No. Mentre aspettiamo che ritorni ti racconto tutto. Hai visto che bel cazzo ha il tuo capo?»

Giorgio annuisce.

«Comunque il tuo capo non ha dovuto fare molta fatica per mettermi in orizzontale. Ha ottimi argomenti a sua disposizione. Non mi riferisco al suo grosso uccello. Quello è venuto dopo. Sai, Giorgio – ora non posso più tacere – ti ricordi che ti ho detto che per spedire Marco a Londra, ho dovuto convincere il mio capo, minacciando uno scandalo per stupro?»

«Sì, ricordo bene.»

«Per convincerlo definitivamente mi sono aiutata facendogli un pompino.»

«Ti ha sborrato in bocca?»

Che uomo sta diventando Giorgio? Io gli rivelo che ho fatto un pompino ad un altro di nascosto da lui e gli interessa solo sapere se gliel’ho fatto con l’ingoio. Mah!

«Certo. E l’ho bevuto tutto. Era un po’ piccante, credo che mangi molti tarallucci al peperoncino.»

«Mi stai prendendo in giro.»

«Te lo meriti. Comunque sì, gliel’ho bevuta la sborra. Non potevo fare altro. Mi schiacciava la testa sul suo pube e mi diceva: “Bevi pompinara, bevimi tutto

«Di questo ne riparliamo a casa. Ma in che modo c’entra con il mio principale?» Questo significa che Giorgio si sta eccitando e a casa vorrà conoscere tutti i particolari, comprese le dimensioni del cazzo del mio datore di lavoro. Lo rassicuro dicendogli che gli racconterò tutto, ma dovrà attendere domani, perché ora il tempo sarebbe poco, visto che tra poco tornerà Alberto. Ora che mi ha chiavata tutta non faccio più alcuna fatica a dargli del tu. Potenza dell’intimità sessuale. In fondo anche la favorita poteva dare del tu al re di Francia. Almeno credo. Non ce la vedo la favorita che dà del voi al re, dicendogli: «Che gran cazzo avete, sire! E come sapete soddisfare una dama.» Sorrido dell’immagine evocata. In realtà, attendo con una certa ansia che Alberto torni in camera perché so che avrà ancora voglia di me, e io di lui. Più che di lui, del suo cazzo. Possibile che io stia diventando insaziabile? E Giorgio potrà godersi in perfetta beatitudine le nuove corna che gli faremo crescere.

Continua…

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