Succhiami il cazzo cornuto, fammi cornuto amore

Succhiami il cazzo cornuto, fammi cornuto amore

Succhiami il cazzo cornuto, fammi cornuto amore!

Come siamo giunti a questo punto? Completamente in balia di questo mostro di insensibilità personale e di abilità sessuale? Come siamo giunti al punto in cui io sono una bambola sessuale nelle sue mani e il mio uomo un grande cornuto?
Tutto cominciò qualche mese fa, quando Giorgio, una sera tornò a casa con un’aria sorniona, come quella di chi ha combinato qualcosa o sta per combinarlo. La ricordo bene quella serata, perché cambiò la nostra vita. Appoggiò la borsa e venne ad abbracciarmi, poi sussurrò:
«Ho una sorpresa per te.»
La sua voce era un soffio: timido e leggero soffio di brezza primaverile.
«Di cosa si tratta?» chiesi
«Te lo dico dopo cena.»
«Perché non adesso?»
«Con le sorprese ci vuole pazienza.»
Lo guardai negli occhi cercando di indovinare cosa nascondesse il suo sorriso enigmatico, e quale potesse essere la sorpresa. Nulla che potesse tradirlo.
«Qual è la sorpresa?» chiesi con voce felina.
«Non cedo, non te lo dico»
Mi rassegnai, dopo cena pensai che fosse giunto il momento di chiedere notizie della sorpresa.
«Vedrai. Ti piacerà.» mi rispose.
«Dai, mostramela. Ormai è molto che attendo.»
Giorgio si alzò dalla sedia e sparì nel corridoio. Poco dopo tornò e mi disse di seguirlo. Non aveva mai avuto il gusto del mistero, cosa gli stava capitando? Mi fece accomodare sul divano, accese il televisore ed inserì un video nel lettore dvd.
Non ci volle molto perché lo schermo si riempisse di rosa. Una macchia rosa indistinta che pian piano si focalizzava fino a diventare una grande unica natica. Levigata, collinosa, la natica era massaggiata vigorosamente da mani maschili. La cinepresa cambiò prospettiva. Le natiche erano diventate due e le mani le allargavano mettendo in mostra il solco aperto giù fino al buco del culo e alle grandi labbra della vagina. Le mani maschili tenevano ben divaricate le chiappe. Dall’alto del fotogramma scese come un’astronave, un gigantesco glande. La ripresa ravvicinata lo rendeva ancor più mostruoso mentre si approssimava pericolosamente al piccolo orifizio dilatato dalle mani maschie. L’ano pulsava, si contraeva, sembrava temere la penetrazione e al tempo stesso implorarla…
Giorgio aveva portato a casa un film pornografico. Giorgio? Non riuscivo a crederci. Continuavo a guardare lo schermo, mentre sentivo il suo sguardo indagatore su di me. Sembrava volesse leggere le mie sensazioni, un eventuale turbamento, magari una forte eccitazione. Io e il mio maschio non eravamo santarellini, poi sedici anni di differenza mi lasciavano intuire che prima di me avesse avuto molte esperienze.
Mi eccitava la sua sapienza amorosa: scopavamo bene, ma in modo sano, divertente, senza troppi fronzoli o fantasie, nessuna perversione dominante o ossessione feticistica. Qualche insulto, un po’ di turpiloquio, qualche scopata nei parcheggi, per rendere speziato il coito. Per il resto sano, vigoroso, possesso. Non mi aveva mai proposto di vedere film porno, né altre amenità erotiche, benché sapessimo entrambi di averne visti. Era come se non ne avessimo bisogno. Ci bastava la reciproca bellezza.
«Ti piace la sorpresa?»
«Sì, certo, ma come ti è venuto in mente?»
Mentre glielo chiedevo, lo immaginavo timido e rosso nel momento in cui si rivolgeva alla cassa per pagare.
«Così, avevo voglia di proporti qualcosa di nuovo. Non lo abbiamo mai fatto. Ti eccita?»
«Sì!»
Mentii. Era troppo presto, eravamo solo agli inizi. In quel momento prevaleva ancora la curiosità. Perché lui si era spinto a questo passo? Non mi pareva ci fosse bisogno di rivitalizzare la nostra vita sessuale. Voleva forse propormi qualche fantasia? Ma la mia fica si bagnava con quelle immagini? Mi toccai le cosce e dopo aver sollevato la gonna, scivolai con le dita sotto le mutande per verificare l’umidità della vagina. Giorgio pensò che fossi eccitata.
«Porca! Ti piace vedere i film porno?»
Mugolai, accorgendomi che aveva ragione. La fica era bagnata. Lui si avvicinò e cominciò ad accarezzarmi le cosce. Le sue dita risalirono rapidamente verso il monte di Venere. Era impaziente. Forse gli piaceva aver trovato un diversivo per i nostri piaceri sessuali. Senza parlare, si slacciò i pantaloni e lo estrasse. Era già duro, anche se non posso dire troppo grosso. Giorgio è normodotato, direi, e comunque nulla a che vedere con quello che passava sullo schermo.
Un senso di ebbrezza si stava impadronendo di me. Non avrei mai creduto mi potesse veramente piacere. Qualcosa dentro di me si scioglieva e la sensualità stava traboccando. Mi chinai e presi il suo uccello in bocca.
Succhiavo quel banano come se dovessi consumarlo tutto. Divenni famelica. Non avevo più ritegno. Lui si accorse del mio diverso stato d’animo. Mentre lo sbocchinavo vigorosamente, fin quasi a fargli male, ributtai un occhio sul film. La scena era cambiata. C’era un maschio con una minchia enorme – parecchio più grossa di quella del mio uomo – che sfondava la fica di una bella ragazza: una cerbiatta spalancata e posseduta da quello stallone ipercazzuto.
Come poteva resistere a quegli assalti furibondi? Il ritmo dello scopatore aumentava, io rallentai il furioso pompino per godermi la scena: l’evidente approssimarsi dell’orgasmo mi intrigava. Volevo vedere quanta sborra avesse quel maschio. Il suo cazzo mi affascinava. Era enorme e non lo avevo ancora visto tutto, perché continuava a stantuffare la fica della cerbiatta vogliosa. Che troia! Quella era più troia di me. All’improvviso uno schizzo di sborra. Densa, bianca, cremosa e tanta. Veramente abbondante.
Poco dopo mentre facevamo l’amore, Giorgio mi stupì.
«Ti piacerebbe avere qui ora un cazzo grosso come quello del film?
«Porco, cosa vuoi sentirti dire?»
Nel frattempo il suo cazzo duro entrava e usciva dalla mia fica. Poi, con un soffio di voce, quasi non volesse farsi sentire sussurrò: «Mi piacerebbe vederti scopata da un altro, magari grosso come quello del film, mi piacerebbe essere cornuto.»
«Davvero?» chiesi stupita. Io sono esibizionista e quando ci è capitato di fare l’amore in macchina con qualche guardone nei dintorni, non nego di aver provato piacere, anzi di essermi mostrata di più.
L’idea dello sguardo di un uomo che mi esplora vogliosamente tutta, mi eccita. Naturalmente, al mare giro in topless e uso un perizoma minuscolo. Mi piace che le mie tette e le mie forme facciano impazzire gli uomini, magari facendoli sgridare dalle mogli che notano come il loro sguardo sia calamitato dal mio corpo. E mi piace che mi corteggino i colleghi di lavoro, che però lascio sempre a becco asciutto. Per provocarli ogni tanto indosso minigonne eleganti e seducenti. Gli effetti si vedono. Certo sono un po’ esibizionista, ma l’idea di essere scopata da un altro che non fosse Giorgio non mi era mai balenata. Il silenzio pieno di vergogna che era sceso tra noi mi fece capire quanto fosse tormentato l’animo del mio uomo. Lo accarezzai lungo la schiena:
«Chiavami, amore, chiavami cornuto.»
Riprese a muoversi dentro di me, con calma. Infine ricominciò a confidarsi:
«È un desiderio che covo da quando ti conosco. Sei troppo bella per me. Ogni tanto mi sento inadeguato alla tua bellezza. Poi, tu sai che l’erotismo è profanare senza rimorsi. Ecco, mi eccita l’idea di vederti profanata da altri uomini, di vederli mentre ti chiavano tutta, infoiati dentro di te, come animali affamati.
Immagino che qualcuno ti scopi sotto i miei occhi o, addirittura, a mia insaputa. Se tu sapessi a quanti uomini avrei voluto offrirti. Magari insospettabili ai tuoi occhi. Quante seghe mi sono fatto pensandoti chiavata da altri, possibilmente più dotati di me.»
«Sei proprio un porco perverso. Certo che ti farò vedere come entrano dentro di me con i loro cazzi duri e grossi.» Giorgio non poté continuare a chiavarmi, frustato dalle mie parole sborrò repentinamente. Mi lavò l’utero. Si scuoteva come un forsennato. Si agitava e gemeva. Biascicava frasi smozzicate: «Sì, amore, sì… fatti fottere, fatti sventrare davanti a me. Fammi cornuto… cornuto… sarò il tuo cornuto…» Poi crollò su di me. Si sentiva umiliato, non deve essere facile confidare alla propria donna il desiderio di essere cornificato, di assistere alla monta da parte di un altro maschio. Gli accarezzai teneramente la nuca.
Ebbi una notte agitata. Dovevo farmi scopare da altri per far contento il mio uomo? L’attore del film venne a trovarmi in sogno. Con quel suo gigantesco affare. Nel sogno era ancora più smisurato. Me lo cacciava a forza in bocca e io, anziché tirarmi indietro glielo succhiavo tutto, poi lo sfilavo dalle labbra e lo imploravo di chiavarmi. Quando me lo infilò mi resi conto che il passaggio del cazzo di Giorgio non significava nulla per lui. La mia fica per lui era vergine, ancora tutta da sventrare. Nel sogno gridavo e godevo, in continuazione. Poi tutto divenne obnubilato, si intrufolarono mostri di varia origine e non capii più nulla.
Al risveglio, avevo una sensazione di spossatezza interminabile, come se avessi scopato tutta la notte. Guardai Giorgio che riposava ancora.
Dovevo confessargli il mio turbamento, o dovevo tacere? Lo baciai sulla guancia, poi scivolai con la mano lungo il petto. Gli carezzai i peli scesi verso l’ombelico e cominciai a stuzzicarglielo. Mi eccitava l’idea di essere porca per lui, di stupirlo con una carica erotica nuova, più intensa, più ambigua.
Prima che si risvegliasse, mi tuffai con la lingua a solleticargli delicatamente l’ombelico, la indurivo e tentavo una penetrazione nel buchetto, poi la ammorbidivo e la facevo scorrere lungo il perimetro di quel piccolo cratere. Ormai era sveglio. Sentivo il suo corpo vibrare, le sue mani mi accarezzavano i lunghi capelli biondi. Lentamente le sue dita premettero la nuca, cercando di spingere la testa verso il pube. Per gioco, indurendo i muscoli del collo opposi resistenza. Giorgio aumentò la pressione. Quando divenne insostenibile cedetti. Mi lasciai sospingere. Con i denti scostai il pigiama e con una rapidità felina presi in bocca il cazzo già rigido, come tutte le mattine. Ingoiai tutta la cappella, poi spostai una mano alla radice del cazzo per percepire interamente l’erezione e cominciai a succhiare. La lingua scivolava lungo il tronco di carne, e ogni tanto lo risucchiavo tutto tra le labbra, fino a dove mi era possibile, dopo di che lo sfilavo. Lo insalivavo ben bene e ricominciavo a succhiare.
Quando il cazzo fu bello turgido, mi impalai con un colpo secco. Lo avevo inumidito abbondantemente, perciò scivolai dolcemente su quella torre di carne dura. Mi riempì tutta la fica. Mugolai e gemetti. Cominciai un movimento di andirivieni costante, poi accelerai. Il cazzo duro mi faceva godere bene. Un momento prima dell’orgasmo la mia mente impazzita immaginò quali sensazioni avrebbe potuto procurarmi una nerchia più grossa. Misurarsi con uno stallone superdotato e farlo godere voleva dire sentirsi una vera donna, capace di tutto.
Improvvisamente accelerai. La mia cavalcata divenne frenetica. Sembravo impazzita. Mi scuotevo tutta su quel piolo duro, immaginando che fosse quello di un altro. L’orgasmo esplose violentissimo, gridai con voce gutturale. Un verso prolungato di animale trafitto. Giorgio, travolto dal mio impeto mi riempì di sborra la fica. Anch’egli gridò i suoi insulti al mio indirizzo:
«Godi, troia. Godi. Che te la lavo tutta. Sei una puttana. Sei la mia puttana…Tieni, prendilo tutto, toh, toh, …Ahhhh!»
Terminate le convulsioni dell’orgasmo, mi abbattei sul petto di Giorgio, e rimasi immobile a lungo, ansimando. Lui mi accarezzava i capelli e la schiena. Vedeva il mio culo riflesso nello specchio dell’armadio. Mi accarezzò le natiche, le allargò un po’, si inumidì il dito medio e poi, con delicatezza, forzò il mio buchetto posteriore. Si muoveva con dolcezza. Il suo dito entrava e usciva ritmicamente, ma senza alcuna fretta e senza nessuna intenzione preparatoria per altre penetrazioni. Era piacere allo stato puro. Eravamo entrambi appagati.
«Cazzo, non hai mai goduto con questa intensità. – mi chiese – Cos’è successo?»
«È colpa tua e delle idee che mi metti in testa. Tu vuoi farmi fottere dagli altri e io la notte sogno superdotati che mi sfondano.» Lo abbracciai teneramente e lo baciai sulla bocca.

Continua…

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