Succhiami il cazzo cornuto, Ti sfondo il culo

Succhiami il cazzo cornuto, Ti sfondo il culo

Succhiami il cazzo cornuto, Ti sfondo il culo

Ecco come siamo finiti qui in questa casa a farci umiliare entrambi. Ogni volta, questo porco ha immaginato giochi nuovi per noi, ogni volta nuove umiliazioni per me e per Giorgio. Ogni volta che ci lasciamo dopo questi incontri, io e Giorgio ci ripromettiamo di smettere, ma la buona intenzione dura una settimana al massimo e poi lo richiamiamo. A volte basta che lui ci chiami annunciandoci il suo arrivo per cena o ci inviti a casa sua e noi siamo pronti a scodinzolare.
Adesso lui mi prende in braccio e mi depone sul letto.

«Come ti senti?» mi chiede.
«Piena di timori.»
«Non devi averne, vedrai che ti piacerà. Non ti ho forse fatta godere tutte le volte?»
«Sì, ma non era questo quello che mi attendeva.»
«È normale, che tu abbia un po’ di timore, ma è meglio così. Le paure quando si sciolgono diventano corroboranti: ci si scatena. La prima volta è naturale.»
«Ma per me non è la prima volta.»
«Per le mie dimensioni, sarà come la prima volta. Quello di Giorgio non è un vero cazzo. Dico bene, Giorgio?»

Il mio uomo risponde di sì.

«Comunque sappi che tutte quelle che me lo hanno dato alla fine erano distrutte ma soddisfatte.»
Poi si rivolge a Giorgio: «È tutto pronto?»
«Sì!»

Sono nella camera col lettone, Giorgio ha montato un cavalletto sormontato da una videocamera.
«Se mi riprendi, mi vergogno.»

Non mi risponde e mi bacia. Mi sciolgo rapidamente. Le sue mani mi accarezzano i capelli. Appena è sicuro che sono di nuovo mentalmente sua, inizia a baciare il mio corpo. Tutto, senza risparmiarne un centimetro. Scende dal collo ai seni, poi al ventre, si sofferma a lungo sulle labbra della fica. Sono fradicia. Mi lecca con perizia assoluta. Chiudo gli occhi e mugolo fin quasi a raggiungere il primo orgasmo. Ma lui si ferma un attimo prima. Sono una corda di violino. Gli impugno con vigore il membro, per sentire la consistenza, la durezza, la grossezza, ma soprattutto la forza che sprigiona. Cosa sarà capace di farmi questo nerchione? Si sdraia sul letto in modo da farlo svettare in tutta la sua lunghezza. Una gigantesca torre di carne. Mi accoccolo tra le sue cosce aperte e lo bacio con dolcezza, lecco i coglioni gonfi, poi risalgo con la lingua lungo il tronco, indugiando spesso e cercando di mordicchiare la grande vena centrale che innerva l’intero tronco fino al glande. È scuro, vellutato e massiccio. Già così dà una sensazione di pienezza incommensurabile. Mi dilaterà a dismisura. Altro che il mio Giorgio. Divento impaziente e comincio a leccare la cappella, fino ad ingoiarla tutta, o meglio a provarci. Mi sforzo. Mi si spaccano le mandibole per lo sforzo. Ho letto di gente che per sforzi del genere è finita al pronto soccorso. Tuttavia mi piace. Muovo la testa su e giù, per quanto mi è concesso. Marco mi accarezza dolcemente i capelli, vi infila le dita, preme leggermente il cuoio capelluto e mi sussurra frasi di incitamento:

«Brava, continua così? Sei proprio brava. Fammi vedere come adori il mio cazzo.»

Sollevo lo sguardo per incontrare il suo, ma ha gli occhi chiusi e comincia a mugolare. Mi sfilo quell’attrezzo enorme per un attimo:

«Guardami, guarda chi ti sta succhiando il cazzo!»

Nel frattempo lascio scorrere la mano lungo il tronco in un movimento masturbatorio.

«Ora basta! Sdraiati a pancia in giù!»

Obbedisco timorosa, mentre lui mi colloca due cuscini sotto il ventre. Il momento è ormai prossimo. Giorgio riprende tutto e si masturba freneticamente. Marco decide di accorciare i tempi. Ordina a Giorgio di dargli la boccetta del lubrificante. Giorgio, servizievole, obbedisce. Su ordine di Marco mi lubrifica il culo. Poi unge bene la cappella di Marco e la avvicina al mio buco del culo. Ora il maschio comincia a premere per entrare. Lentamente mi sento dilatare l’ano. Una dilatazione che pare infinita, nel frattempo mi sento invadere. Un tronco caldo e morbido entra in me, entra nel mio culo. Mi fa male, ma non gli chiederei di smettere per nulla al mondo. Il mio Giorgio sensazioni del genere non me le ha mai date, né potrebbe mai procurarmele. Provo un senso di ingombro che si fa via via più piacevole. All’improvviso, superata la metà del lungo attrezzo di carne, Marco dà un colpo secco e mi penetra fino in fondo.

«Ahhhh!» questa volta il dolore è più intenso.
«Lo senti?» mi chiede Marco.
«Sì… ti sento… tutto» rispondo a fatica, questo senso di pienezza mi toglie il respiro.
«Fin dove lo senti?»
«In fondo al culo. Lo sento in fondo.»

Mi preme una mano sul ventre, al di sopra dell’ombelico e mi chiede:

«Fino a qui?»
«Sì… » ho la sensazione che premendo un po’ di più potrebbe toccare il suo cazzo piantato in me.
«E ti piace?»
«Sì… ». Non riesco a dire altro che sì.

Lentamente si sfila quasi del tutto, poi all’improvviso penetra nuovamente, con forza, con un solo colpo secco, violento.
Questa volta grido di dolore. Mi violenta il culo. Tocca il fondo di me stessa con la carne dura del glande.

«E ora lo senti?»
«Sì… lo sento.»
«Più di prima?»
«Sì, molto di più.» Cosa vuole sentirmi dire veramente?
«Lo vuoi ancora o preferisci smettere?»

Parla con calma, come se non fosse piantato in me, io invece prima di ogni parola devo respirare, tanto mi sento piena.

«Continua, ti prego.»
«Cornuto, hai sentito la tua donna cosa dice? – rivolgendosi a Giorgio – Vuole che io la inculi tutta. E tu cosa vuoi che faccia? Smetto?»
«No, ti prego non smettere. Inculala tutta.»
«Cosa sei disposto ad offrirmi affinché io continui ad inculartela?»
«Qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa!»
«Anche il tuo culo?»

Dopo qualche attimo di titubanza, Giorgio sussurra «Sì!».

Improvvisamente mi accorgo dello specchio sulla parete. Mi vedo. Sono lì, nuda e penetrata in modo definitivo.

«Inculami, Marco, inculami.»
«Sì, ma tu non hai idea di quello che accadrà.»
«Io sono pronta.»

Spronato dalle mie parole, riprende a muovere quel grosso tronco dentro il mio culo. Si sfila del tutto e poi torna ad aprirmi tutta. Ho le natiche completamente divaricate. Chissà cosa pensa Giorgio mentre vede Marco inculargli poderosamente la donna.

Mi penetra ritmicamente e sempre fino in fondo, dando ogni volta un piccolo colpo finale. Poi torna indietro e riprende. Ha una corsa lunghissima, sembra non debba finire mai. Sono sommersa rapidamente dal piacere ed ho il primo orgasmo anale procuratomi dal membro di Marco. Violento, rapido, intenso. Non ero mai venuta così in fretta durante un’inculata. Non capisco più nulla per alcuni istanti, mi aggrappo alle lenzuola e mordo un cuscino. Ora si muove ferocemente e con grande velocità. Mi sta letteralmente squartando. Se Giorgio mi entrasse nel culo adesso, mi troverebbe larghissima, tanto da ballarci dentro con il suo cazzetto da normodotato. Giunge repentinamente un secondo orgasmo. Godo a ripetizione, come mai mi è accaduto. Sono in preda ad una sorta di parossismo sfrenato, incontenibile:

«Inculami… inculami tutta. Squartami, sì…così, così… Sei enorme mi ammazzi con il tuo cazzo, ma non ti fermare, non ti fermare mai…»

Lui non parla, il suo cazzo parla per lui. Trionfa sul mio corpo. Ha vinto la sfida. Sono vinta, sono sua, e lo sarò per sempre, anche se non mi inculasse mai più. Il ricordo di quello che mi sta facendo mi accompagnerà fino alla tomba.

«Dai, mio bello stallone… montami… montami tutta… rompimi il culo… spaccami in due… fa vedere al cornuto come si incula una donna.»

Parlo in continuazione, cosa mi sta succedendo? Ho perduto il controllo. Neppure la presenza di Giorgio, mi trattiene più, anzi. Che veda cosa succede, che filmi bene il mio godimento. Il cazzo mi trapana tutta. È una forza della natura. Sento delle piccole fitte, possibile che mi abbia lacerato i tessuti interni?

«Che cazzo meraviglioso hai. Dammelo. Squartami, sfasciami tutta… Possiedimi… Sono tua… solo tua… tutta tua… Ti amo! Ti amo! Ti amo!»

All’improvviso mi accorgo di ciò che ho detto. Ho dichiarato il mio amore per Marco in presenza del mio uomo. Temo la sua reazione. Ma non accade nulla. Quel debosciato e cornuto è completamente perduto nel suo mondo di guardone e segaiolo. Invece dopo quel ti amo, Marco accelera ancor di più i colpi fino a sborrare copiosamente dentro di me. Spinge la sborra con forza in fondo al culo, mi allaga il culo. È un mare di sperma quello che mi riempie. Nel frattempo grida:

«Sborro…sborro… ti sborro dentro… ti lavo il culo… ti faccio un clistere di sborra, troia. Ti sfondo il culo per sempre… Sborro… sborro…»

A quelle parole, ho un nuovo orgasmo.

«Sì, sborrami nel culo… Riempimi tutta… Lavami… Ahhh! Godooo con te.».
Un minuto dopo sento come uno squittio. Giorgio schizza, sborra anche lui, gode timidamente in un angolo del letto su cui io, la sua donna, sono appena stata spaccata in due.

Dopo una pausa con due chiacchiere e un bicchiere di vino, rivediamo il film dell’inculata che ho appena subito. Le scene ci eccitano. Il cazzo di Marco dà cenni di ripresa e il suo proprietario mi ordina di succhiarglielo. Non mi tiro indietro. Anzi, vogliosa, ci metto molta cura. Poco dopo, rimesso in sesto dalla mia abile lingua, il suo cazzo è nuovamente pronto a trafiggere. Marco guarda Giorgio, nudo sulla poltrona che si masturba, e gli ordina di prendere il mio posto.
Giorgio non protesta, si limita ad accucciarsi e comincia un bel pompino, come se dovesse continuare quello di inizio serata. Questa docilità del mio uomo, questa sua arrendevolezza, sono per me fonte di stupore. Vederlo mentre succhia quel grosso uccello mi affascina e mi preoccupa. Poco dopo, Marco mi ordina di leccare il culo di Giorgio, di inumidirglielo ben bene. Poi mi manda a prendere la boccetta del lubrificante, quello usato per trafiggere il mio culo. Infine, con un tono che non ammette replica, fa inginocchiare Giorgio alla pecorina sul letto. Lui docilmente lo asseconda, pur sapendo ciò che lo attende. Possibile che il mio uomo sia ricchione fino a questo punto? Marco si fa ungere da me il dito medio con il lubrificante e poi lo infila nel culo di Giorgio. L’operazione viene ripetuta anche con l’indice. Giorgio trafitto reagisce:

«Ahh… Porco, cosa mi fai?»
«Indovina.» risponde Marco con aria di trionfo.
«Mi metti le dita nel culo.»
«Per il momento, le dita.»
«Non ci provare. Ce l’hai troppo grosso.»
«Se l’ha preso la tua donna, lo puoi prendere anche tu. D’altronde non vedi l’ora che io ti inculi.»

Marco mi fa un cenno e io provvedo premurosamente ad ungergli con il lubrificante il glande scappellato. In quella camera ci sono una donna e due uomini, ma un solo Maschio. I ruoli sono assolutamente chiari: Giorgio lo prende, Marco lo dà. D’altra parte le misure del cazzo stabiliscono un’evidente gerarchia. Chi ce l’ha più grosso sodomizzerà l’altro. Una volta unto anche il buco del culo della vittima sacrificale, il vero Maschio blocca Giorgio tenendolo per i fianchi e comincia a penetrare nel suo corpo. Per un minuto c’è solo silenzio, poi sospirando Giorgio chiede:

«Per favore, fai piano. Sei troppo grosso. Mi squarti.»
«È quello che voglio.» risponde Marco. «Voglio lasciarti un segno indelebile del mio passaggio.» Appena terminata la frase, Marco pianta un colpo di cazzo violentissimo. Giorgio rimane senza respiro. Quando finalmente può, protesta:
«Fai piano, ti prego.»
«Debora, guarda come svergino il culo al tuo uomo, e come mi implora.» Poi rivolgendosi al mio uomo:
«Cornuto, dì alla tua donna quanto ti piace il mio cazzo.»

Lui non risponde. Si limita a gemere. Marco ripete la domanda:

«Allora, cornuto, vuoi dire alla tua donna quanto ti piace il mio cazzo, sì o no?»
«Sì, mi piace… molto… molto.»
«Ce l’ho più grosso del tuo?»
«Ce l’hai più grosso, molto più grosso del mio.»

Mentre parla, il Maschio come in preda ad un raptus gli dà colpi che sembrano dover spaccare in due il mio uomo e gli schiaffeggia le natiche. Io, come in preda ad uno stato di trance, avvio la videocamera e riprendo questa poderosa inculata. Mi piace ciò che vedo. Temo solo che il ricchione, accorgendosi della videocamera accesa, ritrovi un briciolo di dignità, si adiri e si divincoli per sottrarsi. Ma lui continua a subire quel trattamento. È eccitante in quella posizione. Ad ogni colpo di Marco, si inarca tutto, sollevando la testa e rovesciandola indietro. Marco gli afferra saldamente le spalle e comincia ad accelerare il ritmo. Lui sembra domato, in preda ad un piacere venato di masochismo. Ansima e geme. Marco pompa con forza. Io giro intorno a loro con la videocamera, poi la rimetto sul cavalletto e mi sditalino tutta. È uno spettacolo troppo eccitante. Giorgio non capisce più niente, Marco è un toro che monta. Di profilo vedo bene il corpo di Giorgio e il cazzo di Marco che entra ed esce. Mi stupisco quando vedo il maschio armeggiare per mettere due dita in bocca a Giorgio. È strabiliante. Lo chiava nel culo e gli mette due dita in bocca. E lui non si ribella? No, non si ribella affatto. Giorgio forse vorrebbe menarsi il cazzo, ma non può poiché le braccia gli servono per sostenersi e reggere l’urto del corpo del suo inculatore. Marco sembra pronto all’orgasmo, ma per evitarlo, rallenta la velocità, mi guarda, e mi fa l’occhiolino:

«Puttana, guarda come ti inculo l’uomo. Gli svergino il culo. Te lo inculo a sangue…» Si sfila e mi mostra il suo bestione duro. Effettivamente la cappella è striata di rosso. Gli ha proprio rotto il culo. Lo ha veramente sverginato. Giorgio si inarca e implora:
«Non uscire, ti prego. Inculami ancora, squartami.»

Cosa eccita di più Giorgio? L’inculata vera e propria o l’idea di essere inculato? Marco punta nuovamente il cazzo tra le natiche di Giorgio e lo spinge con forza. È uno spettacolo emozionante, irripetibile. Molto più intenso dell’inculata di una donna. Molto più animalesco. Fermo le mie dita per non perdere alcun momento di quello che sta accadendo. Marco spinge l’asta di carne fino in fondo e con le sue forti braccia blocca Giorgio inesorabilmente. Il mio uomo è sottomesso e volta il viso dalla mia parte. Sono felice, posso vedere tutte le espressioni del suo viso, comprendere se e quanto la penetrazione lo faccia soffrire o godere. Il dolore provato all’inizio lascia il posto al piacere. Io so cosa si prova a prendere una simile mazza nel culo. Non più di mezz’ora fa, c’ero sotto io. Marco entra senza sforzo apparente: poderoso, inesorabile. Solo i muscoli delle braccia rivelano quel po’ di fatica che sta facendo. Se Giorgio avesse saputo prima che sarebbe finito infilzato allo spiedo, sarebbe venuto ugualmente a questo appuntamento?

Il cazzo di Marco è di nuovo dentro tutto. Piantato fino in fondo. L’espressione del viso di Giorgio mi rivela il senso di ingombro che il suo culo sta patendo. È invaso. Ora speditamente, decisamente, Marco lo impala tutto. Giorgio boccheggia per resistere alla continua lacerazione del suo povero culo. Geme:

«Sei un porco, ma mi piaci.»
«Ti piace come ti spacco il culo?»
«Sì… ora mi piace anche se sei enorme.»
«Ti ricorderai di me, ora?»
«Certo… Sei il mio inculatore… Ah… Mi stai sverginando il culo… Come potrei dimenticare il mio primo uomo?»
«Giuralo» chiede Marco assestandogli un colpo più deciso.
«Lo giuro» mugola Giorgio.
«Sei mio?» e giù un altro colpo deciso.
«Sì, bello stallone. Sono tuo. Mi stai spaccando il culo.»
«Te lo voglio sfondare, cornuto. Hai un culo bello stretto, meraviglioso.»
«Ah… sì. Così amore, così.»

Amore? Giorgio chiama amore Marco? Io mi sento esclusa, forse persino di troppo. Potrei andare a casa e nessuno se ne accorgerebbe. Nella mia testa si forma l’idea che la mia presenza sia stata solo una scusa necessaria per permettere il loro incontro sessuale. Vergognandosi di riconoscere la propria omosessualità i due porci mi hanno usata come tramite. L’uno offrendomi, l’altro possedendomi. Ora non servo più. Marco può sodomizzare e sottomettere liberamente e completamente Giorgio.

«Ricchione, ti inculo, ti inculo tutto. Fino in fondo.»
«Lo sento…. lo sento … sei enorme, porco… sei enorme, amore.»

Il movimento di Marco si va accelerando. Un movimento di avanti e indietro che fa sparire quell’uccellone tutto tra le chiappe di Giorgio, per poi farlo riapparire. Chissà come si modificherà il rapporto tra Giorgio e Marco dopo questa potente sodomia. Ciò che vedo per me è fantastico. Uno spettacolo inimmaginabile. L’inculato rovescia la testa all’indietro come una leonessa posseduta, l’inculatore si aggrappa a quei fianchi sinuosi come un naufrago ad una zattera. Poi Marco cambia posizione. Appoggia i piedi sul letto, cominciando a possederlo dall’alto. Poggia le mani sulle spalle e lo costringe a piegarsi verso il materasso. In questo modo il culo è più esposto al possesso. I colpi dall’alto si fanno ancora più forti, mentre il maschio riprende a parlare:

«Ti sfondo il culo. Te lo svergino tutto, vero?»

«Sì… sì… » Giorgio non sembra più in grado di dire nulla. Geme, mugola. Ogni volta che il cazzo affonda di più lancia un piccolo urlo. Sembra debbano continuare così all’infinito. Una interminabile cavalcata sotto i miei occhi. Sì, posso proprio dire che Marco cavalca il culo del mio uomo Poi, all’improvviso si ferma. Si sfila con delicatezza. Lo volta sulla schiena, gli riapre le gambe e se le poggia sulle spalle, poi torna a penetrarlo. Lui mugola, come se fosse vinto. Io vedo il cazzo di Marco piantarsi nuovamente nel culo di Giorgio. È nuovamente aperto. Completamente aperto. Gli tiene le caviglie per allargargli le gambe a proprio piacimento, e affonda in profondità, senza alcuna pietà. Lui scuote la testa e geme in continuazione, e ora si masturba ferocemente con quel grosso nerchione nel culo. Finché il suo orgasmo improvviso e violento mi fa comprendere quanto gli piaccia ciò che sta subendo da Marco. Un martello di carne piantato nel culo con assoluta forza. Guardo il bel profilo di Giorgio. Vederlo lì, nudo, ridotto ad un pezzo di carne mugolante in balia di un selvaggio inculatore, mi stupisce. Non può essere la stessa persona che di solito si spaccia per l’uomo con cui vivo. Eppure è così. Alla mia fica queste riflessioni non importano. Lei esige solo che le carezze delle dita le diano un po’ di piacere. Mi tocco con lo stesso ritmo dei movimenti di Marco. Giorgio, con il ventre impiastricciato di sborra, continua a scuotere la testa a destra e a sinistra. Marco ha smesso di usare il turpiloquio è tutto concentrato nel controllare la ferocia dei movimenti del suo corpo per non sborrare subito. Da quanto tempo sta impalando Giorgio? Da quanto tempo lo incula senza pietà? Come glielo ha ridotto quel povero buco del culo? Giorgio grida e incita il suo inculatore. Se non si sapesse ciò che sta accadendo, si potrebbe immaginare di assistere all’epica lotta di due eroi greci, in cui uno stia soccombendo e l’altro stia trionfando. Giorgio è ormai un vero e proprio rotto in culo. Questo segreto ora li unirà? Come potranno incontrarsi per lavoro senza rivedere nella testa le immagini di questo feroce amplesso? Come si potrà evitare che questo rituale di sottomissione si ripeta anche nella vita professionale. E Giorgio continuerà a prenderlo nel culo da Marco, sempre e per sempre? Marco sta rendendo felice Giorgio, rompendogli inesorabilmente il culo. Marco non sa resistere oltre. Accelera i movimenti. Il buco del culo di Giorgio non riesco a vederlo, ma non dubito che sia ormai larghissimo, dilatato a dismisura, slabbrato per sempre. Gli si sarebbe richiuso o avrebbe avuto per sempre la circonferenza del cazzo di Marco? Il maschio è in dirittura d’arrivo. Un treno in corsa, velocissimo e poderosissimo. Giorgio lo intuisce:

«Sì, amore, lavami, sborrami nel culo. Sì, riempimi tutto. Fammi tuo fino in fondo. Tutto tuo…»
«Sborro… cornuto… ti sborro nel culo… tutto… tutto… Ahhh!» Poi crolla sfinito sul corpo di Giorgio che lo abbraccia teneramente, gli accarezza la schiena sudata.

Siamo sul letto e abbiamo raggiunto uno stato di tenerezza a tre. Una tenerezza imprevista. Acquattata da qualche parte durante l’amplesso selvaggio, ora viene a galla. Com’è possibile che gli uomini possano cambiare stato d’animo così rapidamente? Marco accarezza i fianchi di Giorgio con dolcezza, quasi a compensare la brutalità dell’inculata. Lui ricambia con il medesimo trasporto. Sembra innamorato del maschio che gli ha appena sfondato il culo, riempiendoglielo di sborra. Mi chiedo come potrà tornare da me, che sono la sua donna, e riprendere il suo ruolo di maschio, come potrà far finta di nulla, come se ciò che ho visto non sia mai accaduto. Ho la sensazione che questa inculata a Marco sia piaciuta di più rispetto a quella con me. Di donne in fondo ne avrà inculate tante, ma di culi vergini maschili, quanti ne avrà rotti. La natura eccezionale di questa inculata mi rende un po’ gelosa. Di Marco più che di Giorgio. Dovrò trovare presto il modo di riprendermelo, il mio stallone.

Continua..

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