Sotto le mutandine una bella sorpresa

Sotto le mutandine una bella sorpresa

Sotto le mutandine una bella sorpresa

Questa lunga notte è lenta a morire. Emma sta distesa sul letto e dorme. L’eco del suo russare è una nenia assordante che non mi fa dormire. Seduto sulla tavolozza del water osservo le piastrelle che rivestono le pareti del bagno e penso a lei.
Sto qui da mezz’ora, ma non riesco a placare l’ansia del mio cuore. Emma è una donna molto appariscente. Le forme giunoniche del suo corpo sembrano fatte apposta per attirare su di sé gli sguardi impudichi degli uomini. Ho sempre provato particolare attrazione per le donne in carne, mentre al contrario detesto le donne magre. Sono convinto che queste ultime celino frustrazioni e complessi d’ogni sorta, mentre la donna tonda sa trasmettermi allegria e voglia di vivere.

Emma ha trent’anni o poco più. Ho fatto la sua conoscenza alla mensa dell’ospedale. E’ capitato quando sono stato avvicinato da un collega medico. Prima di allora avevo già incrociato il suo sguardo ed avevo avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una donna speciale. Infatti, non mi ero sbagliato.

– Carlo, avrei un piacere da chiederti. Ho un’amica che avrebbe bisogno di fare con urgenza una lastra al torace. Posso mandartela al più presto?
– Certamente, se vuoi anche oggi, magari nel tardo pomeriggio quando sono libero da impegni.
– Vieni, te la presento, è una nostra collega.
Mi alzai da tavola e lo seguii dappresso. Arrestò il passo davanti ad un tavolo occupato da tre donne; una era Emma. Scorgendola desiderai fosse lei la donna da sottoporre ad indagine. Infatti, fu così. Dopo una breve presentazione le fissai un appuntamento per le cinque di quel pomeriggio, dopodiché tornai a sedermi al mio tavolo.
Durante la breve presentazione, una cosa mi colpì: la sua voce. Il timbro, contrariamente all’aspetto fisico, era greve, quasi mascolino, tipico delle donne che possiedono un alto tasso di testosterone nel sangue.

Si presentò al servizio radiologia a l’ora convenuta. Si accomodò in diagnostica e l’invitai a togliersi camicetta e il reggiseno prima di eseguire il radiogramma del torace. Quando rimase a petto nudo rimasi stupito nel constatare la perfezione anatomica dei seni. Rare volte mi é capitato di osservare tette così ben fatte. Voluminose quanto basta erano esenti da pieghe nella parte inferiore. L’areola dei capezzoli, di colore marrone chiaro, circoscrivevano un cerchio piuttosto grande, mentre le punte turgide evidenziavano una certa emozione da parte sua.
Sistemai Emma addosso allo stativo facendole aderire il petto alla lastra radiografica, dopodiché mi allontanai e azionai i raggi X.
– Adesso si può rivestire. – dissi dopo avere effettuato il radiogramma.
Il tempo di sviluppare la lastra e dopo pochi minuti ero nel mio gabinetto diagnostico, davanti al negativoscopio, ad osservare il radiogramma del torace. Non rilevai alcun segno di focolai. Si trattava di una forma di bronchite che si sarebbe risolta nel giro di pochi giorni.
– Dottore, non so come ringraziala. Lei è stato così gentile.
– Non si preoccupi signorina, piuttosto faccia molta attenzione a non esporsi all’aria fredda.
Le strinsi la mano e la salutai.

Dopo quel primo incontro abbiamo avuto altre occasioni per parlarci. Ieri l’ho invitata a cena e lei ha accettato. La serata è proseguita a casa mia dove abbiamo cominciato a scambiarci tenere effusioni. L’abito le è scivolato sul pavimento scoprendo le tonde forme del corpo che avevo intravisto il giorno che si era spogliata in radiologia.
Indossava un intimo nero, di tulle, che ne metteva in evidenza l’areola dei capezzoli e i peli del pube. Preso com’ero da tanta bellezza ho lasciato che si coricasse sul tappeto. Ho tolto gli abiti di dosso e sono rimasto con indosso gli slip. E’ stata lei a farmi cadere l’ultima difesa. Lo ha fatto afferrando l’elastico delle mutande e le ha trascinate per terra. L’uccello, liberato dall’involucro, si è inalberato verso l’alto mostrandosi nella sua magnificenza.

Emma stava sdraiata ai miei piedi e mi guardava incuriosita, poi ha iniziato a carezzarmi il cazzo con entrambe le mani. Infine, dopo avermi torchiato le palle, ha afferrato il cazzo ed ha iniziato a masturbarmi. Ha proseguito a farlo per alcuni interminabili minuti, dopodiché mi sono chinato su di lei. Le ho liberato le tette dall’involucro del reggiseno e mi sono chinato con le labbra sui frutti del suo petto. Ho cominciato a succhiare i capezzoli con avidità mentre provvedeva a liberarsi delle mutandine.
Mentre mi prendevo cura delle tette ho avuto la percezione che le piacesse essere leccata in quel modo. Anch’io stavo godendo nell’avere fra le dita quei gioielli della natura. Tutt’a un tratto mi ha attirato a sé. Ha infilato la lingua nella mia bocca, poi ha iniziato a frugarmi la cavità scopandomi con la lingua dentro e fuori le labbra. Ho cominciato ad ansimare, godendo del piacere della lingua che frugava nella mia bocca. Avrei desiderando toccare al più presto il bene prezioso che custodiva fra le cosce: la fica, invece mi trattenni dal farlo.
Inginocchiato davanti a Emma sono rimasto ad osservare il cespuglio di peli che nascondeva ai miei occhi la preziosa fessura carezzandole le cosce. Ho infilato le guance fra le cosce ed ho posato la bocca sulla fica. Ciò che le mie labbra hanno scoperto aveva dello straordinario. Stavo leccando con la punta della lingua le grandi labbra, quando, risalendo verso l’alto, sono incappato in una inusuale protuberanza.
Mai avrei immaginato di scoprire un clitoride di tale consistenza in una donna. La sporgenza erettile di uno o due centimetri era enorme. Stupefatto ho sollevato il capo ed ho guardato Emma in viso. Lei ha sorriso quasi a volermi rassicurare dallo stupore che albergava nei miei occhi, poi con la mano mi ha sospinto il capo verso il clitoride.
Ho cominciato a succhiarlo eccitato come un pivello alle prime esperienze amorose. Il gingillo era flessuoso, ma abbastanza rigido da estendersi dritto. Ho continuato a spremerlo liberando la passione di possederlo che avevo in corpo.
Emma la sentivo godere. Cazzo se godeva! Urlava di piacere.
Ho alternato lenti passaggi di lingua sul corpo del clitoride a veloci sfregamenti dell’apice. Ho provato piacere anch’io nel succhiarlo. Cazzo, se mi è piaciuto! L’ho scappucciato con le mie labbra e ho iniziato a spompinarlo. Per rendere più fluidi i movimenti delle mie labbra mi sono aiutato sputandoci sopra una grande quantità di saliva. Più mi dilungavo nel succhiarlo, più mi eccitavo. Sbavavo saliva senza tregua affondando la bocca sopra quella meraviglia della natura. All’apice del piacere le ho infilato due dita nella fica. Emma ha avuto un sussulto. Si è scossa in tutto il corpo ed ha spinto il pube in alto, verso il mio mento.
– Sì… sì… godo! Godoo! Godooooo. – ha urlato più volte.
Non sono riuscito a tenerla ferma. Ha cominciato a dimenarsi tutta, specie col bacino. Tenevo il suo corpo stretto con le braccia, ma lei si muoveva come una pazza scatenata, urlando ed inarcando il bacino.
– Basta… basta!… Mi fai morire… basta!… Basta!!!!
Ma più m’implorava di smettere e più continuavo a succhiare quel meraviglioso clitoride.
– Uaah… Uaaahh… sto male, basta smettila!
Una serie prolungata di orgasmi hanno caratterizzato quei momenti. L’intenso piacere le ha provocato un’eccezionale fuoriuscita d’umore dalla fica. Quando ormai era esausta l’ho girata carponi sul pavimento e le ho infilato il cazzo da dietro.
– Sì… sì… godi anche tu. Spingilo dentro tutto!

La posizione alla pecorina è la mia preferita. Mi piace tenere le mani appoggiate sui glutei di una donna mentre accompagno i movimenti del cazzo dentro di lei. E’ accaduto anche con Emma. L’uccello ha cominciato a scorrere nella cavità aiutato dall’abbondate umore. La fica ha iniziato a contrarsi in maniera convulsa stringendomi il cazzo. Ho accelerato i movimenti spingendo in profondità l’uccello. Siamo venuti quasi simultaneamente in un coro di urla e grida, poi abbiamo ripreso di nuovo a scopare.

Emma sta distesa sul mio letto ed è addormentata, chissà se è vera. Mai avrei immaginato di fare l’amore con una donna con un simile attributo. Mi alzo dal water dove stavo seduto da più di mezz’ora e mi trasferisco in cucina. Accendo il fuoco della piastra del forno a gas. Appoggio il tegamino con lo spezzatino, avanzo della cena di ieri sera, e resto in attesa che la vivanda si scaldi.
Tra un boccone di carne e l’altro non posso fare a meno di pensare che ognuno di noi in questa vita è destinato ad essere qualcosa. Tu, Emma, eri destinata ad essere una donna straordinaria. Continua a russare l’alba è ancora lontana.


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