Laura, una receptionist molto obbediente

Laura, una receptionist molto obbediente

Laura, una receptionist molto obbediente

Un’occhiata veloce all’orologio: le 7. Laura si rigirò sull’altro lato pensando di concedersi altri  10 minuti di sonno. I pensieri iniziarono però ad affollarle la mente impedendole di riprendere sonno come spesso le capitava di lunedì. Un’altra settimana di lavoro, altre riunioni, nuove persone a cui sorridere e a cui dare una buona impressione, nuovi maschietti da far impazzire così giusto per passare un po’ il tempo. Fare la receptionist seppur nella più rinomata banca d’affari italiana, non era la sua ambizione primaria ma lo stipendio era ottimo e con una laurea in lettere non poteva far altro che accontentarsi. Certo era un po’frustrante dover assecondare i capricci di manager e segretarie petulanti. Per la verità, i manager di sesso maschile lei se li rigirava come voleva: le era sufficiente slacciarsi un bottone della camicia, piegarsi leggermente e lasciar intravedere l’attaccatura dei seni fingendo indifferenza per mandarli in visibilio, per farli arrossire e per farli diventare duri come il marmo.  Le piaceva vedere quanto si eccitassero davanti alla sua sensuale camminata, quanto poco professionali diventassero quando accavallava le gambe sullo sgabello lasciando intravedere gli slip per poi accarezzarsi le caviglie fasciate da eleganti e costose scarpe alla moda. In questi momenti si sentiva potente più di quanto lo fossero loro con i loro titoli e i loro successi finanziari.
La giornata iniziava alle 8,30. Quella mattina era sola in reception, la sua collega si era presa un giorno di ferie approfittando del ponte. Preferiva essere da sola per poter gestire la situazione a modo suo. La prima riunione era fissata per le 9,00: il CDA di una società immobiliare che con la banca aveva stretto una joint-venture. Alle 8,45 la porta d’ingresso principale si aprì.  Laura era girata di spalle intenta a sistemare i giornali sui tavolini di fianco al comodo divano di pelle della sala d’attesa. “Ciao…”   Si spaventò. “Ti faccio paura?” le domandò sorridendo S.O., manager in carriera, capo del suo dipartimento e noto per le sue innumerevoli conquiste femminili.  Lui era l’unico che veramente la intrigasse: sempre elegante, tutto d’un pezzo, mai un sorriso, una parola in più. Distante e misterioso al punto gusto. Quella mattina però c’era qualcosa di diverso in lui e quel qualcosa la mise in agitazione. “No.. no… tutto bene…” rispose Laura distogliendo lo sguardo da quello di lui che si faceva via via sempre più penetrante, insistente. Si mise a sedere e le strappò di mano la copia del Sole 24 ore. “Grazie.. comunque…” le disse lei indispettita. “Prego…” rispose lui sicuro di sé e continuò: “Vieni qui, guarda che hai fatto un po’ di casino, il giornale è quello di ieri, non c’è quello di oggi?” Aveva ragione: si era confusa. “Scusa… rimedio subito.” Si giustificò Laura ancheggiando verso il bancone della reception. Si piegò alla ricerca della copia giusta che probabilmente si era infilata in qualche angolo dietro al cumulo di carte e documenti da archiviare. Era così impegnata nella ricerca che quasi non si accorse di essersi piegata troppo mostrando le autoreggenti nere sotto lo spacco della longuette della divisa. “Vuoi che ti aiuto?” le chiese lui gentilmente. “No grazie…” rispose lei perseverando nella ricerca. “Insisto, ti vedo in difficoltà…” ribattè lui avvicinandosi a lei. Ce l’aveva di fianco, ne poteva sentire l’odore e il calore del suo corpo. Improvvisamente si accorse che la gonna si era sollevata e istintivamente se la riaggiustò. Lui le bloccò le mani intimandole: “No… ora la lasci così e continui a cercare…” Si sentì fremere… ma cercò di allontanarlo: “Ti prego… ci possono vedere!” “Meglio… “ disse lui sollevandole la gonna e infilandole due dita negli slip alla ricerca del suo piacere. “Come sei calda… hai voglia di cazzo?” proseguì stringendola a sé. Lo sentiva duro e quella sensazione la fece bagnare… aveva voglia sì di lui e proprio in quel momento, lì sul bancone della reception e anche se l’avessero vista, poco sarebbe importato, anzi forse le sarebbe anche piaciuto.  “Ti piace… vero?” le chiese lui penetrandola più in profondità con le dita e proseguì: “Ti faresti fare tutto da me?” “Sì…” rispose Laura gemendo. E non mentiva… La fece girare, la sedette sul bancone, le allargò le cosce e mentre le sbottonava la camicetta iniziò a morderle gli slip con avidità come fossero un dolce succulento di cui fare indigestione. Le scostò gli slip e iniziò a leccarla. Laura si sentiva inebriata dal piacere ed estremamente potente: una receptionist 30enne con in tasca giusto i soldi per un completo intimo di marca e il manager 40enne multi milionario letteralmente ai suoi piedi, anzi fra le sue gambe. I pensieri di rivalsa, i deliri di onnipotenza lasciarono presto spazio al suo piacere, al suo orgasmo che fu intenso come mai prima ne aveva provati fino a quel momento. Lui attinse al piacere di lei e con le labbra ancora umide, la baciò profondamente per poi dedicarsi ai suoi seni, mordendoli e succhiandone i capezzoli. Lui le tappava la bocca per soffocarne i gemiti. Lui sapeva che lei avrebbe fatto tutto quello che lui avesse voluto, anche entrare nel bel mezzo della riunione e concedersi a tutti, uno per volta, a suo piacimento, solo se lui glielo avesse accennato. Per il momento era più che sufficiente, per il momento…. “Basta rivestiti piccola…” Laura obbedì e si ricompose in fretta mentre lui si avviò verso la sala riunione.
Non le era mai successo prima… almeno non al lavoro. Cosa aveva quest’uomo da renderla così incosciente, così poco padrona di sé stessa, così schiava dei suoi istinti?

Continua…

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