La suocera che non ti aspetti

La suocera che non ti aspetti

La suocera che non ti aspetti

Finalmente, dopo anni di attese, concorsi, etc., ottenni l’avvicinamento e si tornò a casa!! Tutti felici, mia moglie specialmente, che sarebbe tornata vicino ai suoi, mio figlio che avrebbe ritrovato gli amici ed io perché erano tutti contenti. Mi chiamo Gianni, professore universitario, allora 40enne. Con mia moglie Anna, farmacista, coetanea, formavamo una coppia molto affiatata e navigata, allegra e disinibita. Niente di strano. Le nostre divagazioni sul tema sesso ce le facevamo a casa, in privato, ma non ci facevamo mancare niente. Fra noi non esistevano imbarazzi o falsi pudori. Qualsiasi cosa ci passasse per la testa ne parlavamo e spesso sperimentavamo con grande piacere reciproco. Questa è solo una premessa che può far capire il nostro stato mentale nei riguardi del sesso in generale e mettere in giusta prospettiva i fatti che accaddero.

Il movimento ebbe come fattore negativo il fatto che non trovammo subito un appartamento idoneo alle nostre necessità e fummo costretti a ripiegare sui suoceri. Di nuovo furono tutti contenti, io un po’ meno perché dovevo sorbirmi un’ora buona di macchina sia all’andata che al ritorno, ma riuscii a organizzarmi riuscendo a mettere in miei corsi in tarda mattinata e poi, ancora meglio, al pomeriggio. Anna era subito entrata nella farmacia di famiglia alleggerendo il lavoro della madre e anch’io andavo ad aiutarla spesso la mattina all’ora di aprire. Poi c’era Maria, allora 65enne non ancora pronta per la pensione a cui mio suocero aveva già ceduto da tempo, anche se ancora si dava da fare, specialmente con i fornitori.

Maria, la suocera, una donna simpatica, allegra e anche un po’ autoritaria. Robusta, la messa in piega grigia, gli occhiali sul naso, allo stesso tempo rotonda e fortemente materna. La tipica matrona di paese che quanto ti abbraccia ti soffoca nell’abbondante seno. Tutto in lei era abbondante: la voce, la risata, appunto il seno, i fianchi, culo e cosce, ma su gambe lunghe e caviglie sottili.

Piano piano, giorno dopo giorno, mi resi conto che qualcosa bolliva in pentola. La complicità tra madre e figlia era assoluta e si notava in tutto ciò che facevano. Sguardi, risatine, frasi a metà, ammiccamenti e così via. Per molto tempo non ci feci caso fino a che un mattino che stavo sistemando delle scatole, nascosto alla loro vista, le ascoltai mentre chiacchieravano.
“….. ma come, tu sei sua madre e non ci hai mai fatto caso?”
“Beh, ultimamente non mi è più capitato di fargliene uno e prima era piccolo e… ma mamma, anche adesso ha solo tredicianni!!”
“Si, però è più sviluppato di quello che pensi!! A vederlo si direbbe almeno sedicenne. Ha già tutti i suoi bravi peletti e un bel sacchetto pieno e quando gliel’ho fatto, si è drizzato subito, bello dritto con tutta la testa fuori!! Altro che tredicenne!! Se non fosse mio nipote!!!” Forte risata.
“Mammaaaa, beh, da te me lo dovrei aspettare. Ma dici che si starà facendo, mmm, le pippe? Non ha ancora la ragazzina.”
“C’è tempo, c’è tempo. Di sicuro almeno un paio al giorno se le tira. Aveva la cappella bella gonfia e rossa, usata non da molto, e quell’odore da animaletto, ma non ti preoccupare. E’ normale alla sua età. Lo terremo sotto controllo. Magari, la prossima volta glielo facciamo assieme, così vedi anche tu.”
“Ma, non so, forse si vergogna di me, sai…”
“Storie!! Massimo non mi sembra per niente vergognoso. Vedrai.”
Naturalmente stavano parlando di mio figlio. Ma fu soprattutto il modo e il tono di voce che destarono il mio interesse. Cominciai a prestare più attenzione a quello che succedeva. Notai subito che durante la mattinata arrivavano persone con cui Maria si ritirava nel retro che funzionava come un piccolo ambulatorio. Gente del paese, soprattutto donne anzianotte e più, ma anche uomini e, a volte, persino coppie. Tutti uscivano felici e contenti e qualche volta Maria ne usciva persino un po’ scapigliata. Alla prima occasione esplorai il luogo. Davero un piccolo ambulatorio con un lettino e una sedia tipo dentista, atrezzature varie e, appese nel bagnetto, varie sacche per clistere (ne contai otto). Su un vassoio vari tipi di cannule di diverse dimensioni e lunghezze. Due più due fa quattro. Associando mentalmente frasi e parole udite a quello che vedevo, mi resi conto che l’attività o cura praticata dalla mia esuberante suocera, era il clistere. La conferma l’ebbi parlando con mia moglie.
“Ma come? Non lo sapevi che la mamma fa il clistere a mezzo paese?” fu la sua risposta. E mi raccontò che era una tradizione cominciata dai nonni; lui medico condotto, lei farmacista. A quei tempi il clistere era un grande toccasana e usato un po’ per tutto. Lui li faceva a domicilio e lei in farmacia. Si sa che le tradizioni sono dure a morire, specie nei paesi, e mia suocera aveva ereditato farmacia e pazienti dalla madre. Mio suocero non era medico, ma il medico attuale era uno dei suoi pazienti più assidui. Ridendo mia moglie mi aveva anche detto che stava cominciando a prenderne qualcuno in carico lei. Dei pazienti intendo. Soddisfatta la curiosità principale, rimase la curiosità sui particolari. Le facce di alcuni di quei pazienti, specie dopo, erano piuttosto particolari e parlavano di esperienze forti, di piacere. Nelle stesse occasioni anche mia suocera appariva particolarmente turbata, ma in un senso positivo. Accaldata, spettinata un po’ in disordine. Tutti sintomi che sparivano in pochissimo tempo ma, intanto, mi facevano pensare. Immaginarmela curva su culi aperti in cui infilava cannule maliziose, mi procurava anche una certa eccitazione. Ma non sarebbe mai successo niente se, una mattina, probabilmente per un colpo d’aria, non mi avessero preso dei dolori di pancia. Mi sorprese che mi stavo massaggiando, forse con la faccia dolente.

“Gianni, cosa c’è? Non stai bene?”
“Non è niente, solo un po’ di mal di pancia. Sarà un po’ d’aria!”
“Mmm, è la prima volta che ti vedo col mal di pancia. Sei andato?”
“Beh, no. Ancora niente. Ma non ho stimolo di andare, solo un dolorino qui in alto a sinistra.”
“Ma ieri? Sei andato? Non sei costipato?”
“No, non credo. Di solito sono regolarissimo. Solo stamattina. Non so perché.”
“Vieni, fammi sentire…. Mah, mi sembra tutto regolare. Bene. Sono sicura che un bel clistere caldo ti sistemerà per bene. Vieni, vieni dentro!”
Mi aveva invitato ad entrare nel suo sancta sanctorum. Il brivido di eccitazione che sentii mi disse che volevo, che ero pronto, che ero curioso.
“Un clistere? Ma non è niente, vedrai che passa subito!”
“Appunto. Con un bel clistere, visto he non è niente, siamo sicuri che passa tutto subito. Perché aspettare e soffrire? Dai, dai, vieni. Preparo subito. Ho sempre l’acqua calda pronta. Due minuti. Ci metto un po’ di camomilla e malva che sono rilassanti e siamo pronti.”
“Ma non ne ho bisogno, sto già meglio!”
“Niente scuse. Vuoi dirlo a me che non faccio altro? Dai, appoggiati al lettino e giù le braghe.”
Smisi di protestare anche perché, in fondo in fondo era quello che volevo. Mi stavo rendendo conto che mi eccitave espormi a lei, provare le sue ministrazioni. Calai i pantaloni alle caviglie e mi curvai sul lettino.
“No, no, così non va bene! Toglili quelli, e anche le mutande, poi curvati bene. Ecco, più indietro e apri un po’ le gambe. Accidenti, e qui chi lo trova il buco in mezzo alla foresta.” ridacchia “Vergine scommetto! A vederti non sembreresti di quelli pelosi e invece mi tocca cercare la tana tra i cespugli.”
Continuava a ridacchiare. Io, specie allora, ero davvero peloso da quelle parti. La chiappe implumi, appene un cespuglietto sul petto, ma là sotto erano cresciuti tutti e anche in più. Mia moglie mi prendeva in giro dicendo mi avrebbe fatto le treccine!!
“Ecco, trovato! Dai, su, rilassati o così non c’entra neanche un’ago!”
E diede una bussatina con la punta del dito sull’ano, neanche fosse una porta. Cercai di rilassarmi, sentivo la pressione del dito, la frescura del gel. Presi un bel respiro e… plop… era dentro. Prima volta in vita mia che qualcosa entrava da quella parte.
“Piano, piano, non stringere adesso!! Non mi dirai mica che ti fa male!”
“No, no, è la sorpresa. Non ho mai..”
“Si, si, siete tutti uguali voi uomini. Vi toccano lì e fate le vittime. E poi….”
Mi rilassai completamente mentre lei parlava e subito il dito entrò tutto e cominciò a muoversi. Mi piaceva!! Non l’avrei mai creduto. Eppure! Maria ruotò il dito per bene tutt’attorno e poi in un solo movimento lo estrasse ed infilò la cannula aprendo subito l’acqua. Accolsi il liquido caldo con un profondo sospiro. La sua mano mi massaggiò un po’ iò ventre, partendo lateralmente, mentre si riempiva di liquido caldo.
“Ecco, basta così per ora! Vai in bagno che poi lo facciamo di nuovo e sarai a posto!”
Mi alzai lentamente girandomi e vidi il suo sogghigno e la direzione del suo sguardo.
“Ahhh, adesso capisco da chi ha preso Massimo!!”
Mi era venuto duro. Scappai quasi di corsa. Finito in bagno dovevo uscire ed ero ancora nudo, fortuna che si era sbollito. Lei era girata e stava preparando di nuovo la borsa.
“Forza, adesso mettiti sulla sedia.”
“Sulla sedia? Come?”
“Come vuoi metterti sulla sedia? Seduto no. Con le gambe avanti. Forza che tanto ho già visto tutto quello che c’è da vedere.”
Ridacchiava sempre. A quel punto era più l’imbarazzo e l’eccitazione era sotto scacco. Mi trovai seduto quasi come dal dentista. Lei operò la sedia in modo che mi trovassi con la testa in basso ed il ventre in alto, poi estrasse un supporto e mi disse di appoggiarci sopra le gambe in modo che fossero aperte.
“Ecco qua. Visto che comodo?”
Solo che per accedere al buchetto mi prese in mano le palle spostandole verso l’alto e mentre mi infilava di nuovo il dito, me le palpeggiava, cosa che me lo fece rizzare nuovamente. Ridacchiava e mi infilava il culo allegramente stringendomi le palle e tenendo l’asta pressata sotto il polso. Un piacere molto sublime!! Quasi non mi accorsi che aveva nfilato la cannula. Solo il liquido caldo che mi riempiva spargendosi giù per l’intestino, mi disse quello che succedeva. Poi le sue mani sul mio ventre che premevano, spingevano, smuovevano e intanto toccavano il mio cazzo teso al massimo, lo sfioravano spostandolo da parte a parte. Piaceri inaspettati che mi tenevano sul filo del rasoio, in attesa del prossimo tocco. Ogni tanto una palpatina alle palle, una stretta con la mano con la scusa che il ‘coso’ era di mezzo. Pochi minuti che sembrarono un’eternità. Finito. Si rialzò e rialzò lentamente la sedia. Era scapigliata e rossa d’eccitazione, il camice sbottonato a rivelare le tettone sostenute da un reggiseno chiaro, di pizzo. Mi guardò sventolandosi.
“Ufff… che caldo!! Cerca di tenerlo un po’. Farà più effetto.”
E intanto mi guardava l’uccello. Allungò una mano a toccare un’ultima volta il ventre, poi lo prese, lo scrollò un po’ scappellandolo e lo lasciò con un lungo sospiro.
“ E si caro mio!! Ci sono dei momenti che invidio mia figlia!!”
Un’altra sonora risata e cominciò a riassettarsi ignorandomi completamente.
Per la prima volta, da molti anni, quella mattina mi trovai tentato da farmi una sega, ma non ebbi il coraggio visto che l’area wc aveva solo una tendina.

Un’altra sorpresa l’ebbi la sera. Quella sera mia moglie passò più tempo del solito in bagno e, da come arrivò felina sul letto abbassandomi il libro, capii che quella era una sera speciale. Di solito prendevo quasi sempre io l’iniziativa e devo dire che l’ho sempre trovata disponibile anche a giochetti ‘diversi’, ma quella sera…
“Amore, allora, dimmi, ti sei fatto fare il servizietto dalla mamma eh? E le hai fatto anche il presentat-arm.E a me non hai detto niente, eh porcellino!! Mamma è rimasta impressionata dall’attrezzo, mi ha detto che le hai risvegliato certe voglie!”
Intanto aveva cominciato a massaggiarmi la pancia, scendendo con la mano sempre più dentro il pigiama e mi dava bacetti e morsetti sul viso, collo, petto. Chissà come la camicia da notte era scivolata via e mi si strofinava addosso come una gatta in calore. L’assecondai senza parlare.
“ Mmmm, fai vedere anche a me. Non me l’hai mai datto che ti piace farti stuzzicare il buchino, marito birbante!! Quante cose mi nascondi? Fai vedere alla tua mogliettina!”
In un attimo il pigiama era per terra e lei con il viso a fianco del mio cazzo già bello duro. La sua mano si fece strada tra le mie chiappe, frugava, trovò l’obbiettivo. Lo stuzzicò un po poi fece una cosa che mi mandò il sangue al cervello. Si portò le dita tra le gambe, me le mostrò ben bagnate dei suoi umori luccicanti e poi le infilò ancora tra le mie natiche, stavolta spingendo fino a che il suo dito non si fece spazio. La prima volta che giocava col mio buchetto. Anche se il suo era da sempre disponibile, nessuno dei due aveva mai pensato che anch’io…. Gemetti forte quando la sua bocca calda si chiuse sulla mia cappella con la sua lingua che la trastullava mentre il suo dito mi rimestava. Si accorse subito che non avrei resistito molto. Velocemente mi si mise sopra e cominciò a cavalcarmi. Prima al passo tenendomi ben stretto coi suoi muscoli vaginali, poi al trotto ed infine al galoppo. Era talmente eccitata che venne quasi subito. Anch’io stavo quasi per venirmene.
“E no mio caro! Oggi devi lavorare un po’ di più. Sai che mi hai fatto eccitare a pensarti tutto nudo con mia mamma che ti fa il servizio! Anche il mio buchetto ha voglia stasera!!”
Si spostò leggermente tenendomelo in mano e si lasciò ricadere su di esso, lentamente. Non me lo dava troppo spesso il culo, solo in qualche occasione particolare. Mi sentii scivolare dentro, si era preparata prima! Inculata premeditata. Mi faceva soffrire. L’afferrai per i fianchi e la spinsi tutta giù. Mugolò di piacere e mi strinse con forza col suo sfintere. Poi cominciò a muoversi. Stavolta mi portò subito all’orgasmo e poi anche lei godette mentre mi rilassavo.

Il giorno dopo tutto sembrava normale. Come mi sbagliavo!!
La mattinata fu più piena del solito. Ben tre donne ed un uomo vennero per la ‘cura’. Verso le dieci Maria uscì tutta trasandata stravaccandosi sulla poltroncina dietro il banco. Offrii di farle un caffè.
“Oh, si, grazie. Ne ho proprio bisogno. E non solo di quello.”
La guardai interrogativo.
“Beh, io lo faccio a tutti, ma a me, niente. Qualche volta mi piacerebbe rilassarmi un po’!”
Probabilmente feci una faccia strana perchè si mise a ridere.
“Non ti preoccupare, mica te lo chiedevo! Anche se, non sarebbe mica una brutta idea!” Rise ancora.
“Alle mie signore non dispiacerebbe per niente se fosse un bel maschietto ad occuparsi di loro. O, perlomeno, alla maggior parte. Bravo, grazie! Ci voleva proprio. Caffè riscaldato ma…. Mi tira proprio su.
Allora, tu come stai? Pancia a posto?”
“Io? Io si, si, tutto a posto. Sto benissimo.”
“Pensavo che, se vuoi, c’è ancora un bel po’ di camomilla tiepida. Ieri mi è sembrato che ti facesse un bell’effetto! Non ti è dispiaciuto vero?”
“No, anzi.. devo dire che è stato piuttosto piacevole. E’ che non vorrei approfittare. E poi..”
“Ma no! Nessun disturbo. Fossero tutti come te. Ormai siamo in confidenza, sarà ancora meglio! E Anna mi ha detto che posso, che non è gelosa!!”
Al mio sguardo sorpreso rispose alzandosi e strizzandomi un’occhio. Crampo allo stomaco. Senz’altro fu il flusso inaspettato di adrenalina. Ebbi anche un giramento di testa e mi fischiarono le orecchie. Dovetti appoggiarmi. Lei subito accorse premurosa.
“Che succede? Non stai bene?”
“No, no, solo un momento. Già passato tutto. Ma forse se mi metto sulla sedia?”
“Esatto! Spogliati e mettiti sulla sedia checi penso io. Oggi la cura Maria Special!!”
Stavolta mi spogliai completamente. Il solo sedermi sulla sedia già mi eccitava. Canticchiando Maria appese la borsa e si girò verso di me. Strabuzzai gli occhi. Il camice aperto e sotto era nuda. Completamente nuda. Adocchiai le tettone semi scoperte e soprattutto il folto cespuglio ben curato. Ma quando se l’era tolta la biancheria? A me sembrava che prima l’indossasse. Sorrise alla mia occhiata, di sicuro concupiscente. Guardandomi l’uccello che si stava rizzando afferrò il camice e si sventolò aprendolo e chiudendolo velocemente.
“Uff, fa un caldo oggi! Sei pronto?”
Manovrò la seggiola ed eccomi di nuovo esposto come il giorno prima. Stavolta non pretese. Partì direttemente all’attacco.
“Oggi faremo una preparazione ad hoc per voi maschietti col buchetto sensibile. Non ti preoccupare, siete quasi tutti così! Ecco qua. Rilassati e fatti infilare come si deve. Ormai puoi anche ammettere che ti piace, tanto non puoi certo negarlo visto come sì è drizzato! Proviamo due dita? Rilassati. Eccolo qua!! Dentro!! Bello eh? Dovresti vedere il dottore o il parroco come si godono il trattamento. Con loro devo stare attenta o mi spruzzano subito per aria!! Ti piace di più su e giù oppure rotatorio? Ehi, ehi, mi sa che mi devo calmare. Vedo già le prime gocce! Meglio procedere col clistere. Lo faccio lento così ti riempie bene.”
Meno male che si fermò. Quel gioco diabolico di dita mi stava davvero facendo esplodere. La cannula e il liquido tiepido mi rilassarono completamente, aiutato anche dalle sue mani che massaggiavano, trovavano ogni interstizio, indirizzavano il liquido giù, ancora più giù, dentro di me. Il mio cazzo sventolante era ignorato completamente. Fino a che la borsa fu vuota. Poi mi prese in mano saldamente le palle.
“E adesso vediamo di far qualcosa anche per questo! Cerca di resistere più che puoi.”
Con l’altra mano se ne impossessò e cominciò a segarmelo. Per niente delicata. Lo teneva stretto e tirava giù con forza tendendo il frenulo al massimo.
“Mmmm, vediamo se riusciamo a svuotarlo tutto!! Non ti dispiace vero? No, non dire niente! Farselo menare dal la suocera è un po’ il sogno di tutti i generi, ed io ho sempre sognato di scopare la suocera Però non mi sembrava giusto lasciarti così, fino a stasera. Ho visto che ieri hai fatto il bravo! Dimmi la verità. Gli piace a mia figlia, vero?”
La domanda mi lasciò perplesso. Già il mio cervello stava per essere pompato dalla sua mano giù, giù, per essere poi spruzzato fuori sotto forma di sborra. Mai, in vita mia, avevo provato quella sensazione. E si che di seghe me ne ero sempre fatte in abbondanza. Balbettai qualcosa di incoerente.
“Beh, se proprio lo vuoi sapere, piace anche a me e, ormai, mio marito non è più così ‘pimpante’, diciamo. A me servirebbe qualcosa di più di una volta ogni tanto. Mmmmm, mi sa che ci siamo. Ecco qua, due colpetti ancora e voglio vedere dove arriva. Si, si, ecco, eccooooo, cosiiiiii!! Bravo!!”
Il grugnito animalesco che mi rombava nelle orecchie era senz’altro mio, così com’ero io quello che si era mezzo inarcato sulla sedia al primo spruzzo. Me lo ricordo ancora adesso. La potenza di una pallottola che mi arrivò tra i capelli seguito da altri potenti schizzi sul petto. Restai ansante e senza parole, dimentico della pancia piena, mentre lei spremeva le ultime gocce.
“Mio caro, dovresti proprio vederti!” ridacchiava leccandosi le dita “Dai, vai a scaricarti che poi tocca a te lavorare!”
Frastornato com’ero non avevo capito. Rientrai giusto che lei stava tornando da fuori.
“Oggi ho chiuso un po’ prima. Tanto non penso arriverà ancora qualcuno. Se è urgente telefonano. Allora sei pronto? Mi sembri ancora strano. Non ti è piaciuto?”
“Piaciuto? Accidenti, sono ancora steso. Son mica cose che capitano tutti i giorni!”
“Esatto, non succede tutti i giorni, ma… ognitanto, non si sa mai! E adesso vediamo se hai capito come funziona.”
“Cosa? Il clistere?”
“Si, proprio il clistere. Te lo sei goduto e adesso mi sembra giusto che tu ricambi!”
Ricambiare? La parola mi colse come un pugno allo stomaco. Credo di aver anche strabuzzato gli occhi. Lei rise con la sua risata roca.
“Non c’è mica niente di male sai! Anzi, impareresti qualcosa di utile. Magari poi li fai a tua moglie. Non mi guardare così. Anna lo sa. Beh, non tutto, ma lo immagina senz’altro! Gliel’ho detto stamattina che ti avrei fatto un po’ di ‘scuola’. Dai, devi solo fare quello che ho fatto io.
“Ehi, ma non è mica la stessa cosa!!” Sbottai.
Ride ancora.
“No, non è la stessa cosa! Ma sono sicura che capirai subito la differenza. Ecco, è già tutto pronto. E vedo che anche lui è quasi pronto!!”
La goccia che fece traboccare il vaso. Come fare a dire di no quando ti si sta rizzando e lei gli dà una palpatina? Io non ci riuscii. E così mi apprestai a fare il clistere a mia suocera. Non si tolse il camice, ma lo sbottonò nuovamente e si accomodò sulla sedia. Lo fece in maniera da vera porca. Guardandomi col suo ghigno speciale, si sedette aprendo le gambe sul supporto. Alle stesso tempo copriva la fica con la mano. Ma solo per un istante. Appena le gambe si aprirono, con due dita dischiuse le labbra della fica mostrandomela in tutto il suo roseo splendore, lucida di umori. Rise alla mia faccia, molto divertita, aprendola ancora un po’.
“Cosa c’è’? Tua moglie non te l’ha mai fatta vedere? Ho pensato che tanto che mi fai un certo lavoretto, tanto valeva mettere subito la ‘cosa’ in chiaro! Ormai non credo siano rimasti falsi pudori tra di noi. O sbaglio?”
“Ehm, è che io, ehm, sono solo sorpreso, ecco! Non è mica una cosa che abbiamo fatto tutti giorni!!”
“Giusto. Vieni. Fammi vedere se hai imparato qualcosa! L’hai mai fatto a tua moglie?”
“Hemmm, cosa?”
“Ma il clistere noo!! A cosa stavi pensando?”
Continuavo a guardare la sua fica aperta. Ora si era scapucciata il clitoride, grosso come una nocciolina. Non ne avevo mai visto uno così sviluppato.
“Ehmm, no, il clistere non gliel’ho mai fatto. Non me l’ha mai chiesto!!”
“A volte le donne non amano chiedere. Ma sono sicura che piace anche a lei.”
“Tu gliel’hai fatto?”
“Ma certo!! Fin da piccola. Sono sua madre no! Dai, forza, basta chiacchiere. Datti da fare. Il dito prima!!”
Risatina roca guardandomi il pisello che era di nuovo dritto e scappellato. Mi avvicino con una certa indecisione. Aveva un bellissimo buco di culo. Fino ad allora ne avevo visti solo un paio, e non potevo giudicare, ma oggi, dopo essermi fatto una ‘cul’tura, posso dire, con cognizione di causa, che aveva un culo bellissimo. Color caffelatte chiaro, bello rotondo e grinzoso, ma dall’aspetto morbido, invitante, un culo che invitava la lingua, non solo il cazzo!! Misi un po’ di gel e avvicinai tentativamente il dito. Lo feci roteare un po’ attorno poi spinsi. Entrò senza fatica alcuna ricevendo un paio di strette di apprezzamento dal suo sfintere. Lo spinsi un po’ dentro e fuori poi, istintivamente, ne aggiunsi un altro. Alle strette si aggiunse un sospiro.
“Mmmm, bravo! Hai capito tutto!! Così va proprio bene.”
La lavorai per un po’ con le due dita mentre lei si accarezzava la fica, solo in superfice, senza penetrarla.
“Sono pronta” mi sussurrò.
Levai il dito e infilai, lentamente la cannula, aprendo il rubinetto. Ne aveva messa una diversa, più lunga, appena un filino più grossa, con una punta bulbosa.
“Ecco, bravo. Così. Spingila bene tutta dentro così da sola non esce. Chiudi un filo il rubinetto. Ecco, così. Adesso vieni ed impara a massaggiare.”
Ci misi parecchio ad imparare bene, mesi direi. Quella prima volta fui davvero imbranatissimo, ma seguendo per filo e per segno le sue indicazioni, cercai di fare del mio meglio, continuamente distratto dalle sue dita nella fica.
“Ecco, ci siamo. Adesso puoi levarla. Così. Bravo. Ora infilamelo.”
“Cosa?”
“Gianni, sveglia! Il cazzo. Nel culo. Infilamelo. Dentro!! Dai che ne ho bisogno!! Inculami!”
Mi scossi ed obbedii. Abbassai un filo la sedia ed eccolo proprio davanti alla mia cappella. Che meraviglia! Avvicinai la punta al buchetto ben lubrificato, tenendolo puntato con la mano, e spinsi. Si aprì come un guanto, comodo ed aderente. Spinsi ancora e fui dentro. Tutto dentro, rendendomi conto, solo allora, che l’avevo appena messo in culo a mia suocera. Fui scosso da un brivido e spinsi ancora afferrandola per le cosce. Le i spinse contro di me afferrandosi al mio braccio con una mano, mentre con l’altra aveva cominciato a strufugnarsi con foga la fica. Il polso piantato in pressione sul clito, con tre dita se la trapanava a ritmo con le mie spinte.
“Ooohhh siiii, finalmente!! E’ da ieri che me lo pregustavo!! Dai Gianni, forza, fammi il culo! Hai visto cosa mi hai fatto fare? Hai risvegliato la mia passione! Mi manca troppo un bel cazzo duro! Siiii, dammelo tuttoooo! Ooohhhh, oooohhhhh, ooooooooohhhhhhhhhh!! Siiiiiiiiiii!!! Siii, Oddio, oddio, scusa, scusa…!!”
Ancora scossa dall’orgasmo feroce, con la fica stretta nella mano, si sfilò precipitosamente dal mio cazzo e corse in bagno, lasciandomi con un palmo.. in mano!!!
Ma solo per pochi minuti.
“Oddio Gianni, scusa!! Mi hai fatto godere tanto che quasi perdevo il controllo. Era un sacco che non godevo così. Grazie genero!! Adesso dovrò farmi perdonare! Mi perdoni vero?”
Non era il caso di fare storie. E poi così, nuda sotto quel suo camice aperto, era dannatamente eccitante. In un attimo mi fu addosso, lingua in bocca e mano sul cazzo. Approfittai per darle una bella palpata alle tettone. Mi ritrovai spinto sulla sedia con lei che me o leccava a tutta lingua, intercalando con lunghe succhiate. Cazzo, palle e culo!! Leccava, succhiava, mordicchiava tutto, spingendomi giù con le spalle sotto le mie ginocchia. Qualche minuto di quella picevole tortura e poi si rialzò.
“E adesso la suocera porcona ti ricambia il favore!!”
Si girò verso l’armadio, aprì un casetto e trafficò un po’, poi tornò verso di me. In mano il tubetto del gel. Legato alla vita un dildo di lattice rosa. Di nuovo dovevo aver fatto una faccia strana. Rise mostrandomi il tubetto e facendo ondeggiare il dildo.
“E si mio caro!! Tu mi hai inculata, ed adesso io mi inculo te!! Vedrai che bello!! Niente scuse. So benissimo che ti piacerà. Lo so da quando ti ho infilato il dito ieri, per la prima volta. Tu non lo sai, ma io sì. Fidati! Mi ringrazierai per tutta la vita.”

Ma che protestare!! Appena mi disse che me lo avrebbe messo nel culo, sentii nuovamente quella scarica di adrenalina. Volevo quasi urlarle di farlo subito. Dio come lo volevo nel culo!! Perché? Non lo so ancora adesso, ma ero sicurissimo di volerlo. Alzai le gambe e mi preparai ad essere messo allo spiedo. Aveva fretta. Gel, due dita, pochi secondi e poi eccola. Eccola la dura punta del dildo spingere contro il mio buchetto. Presi un respiro profondo e spinsi anch’io. Si aprì, entrò,mi ruppe, entrò tutto, spaccato! Urlai cercando di fermarla. Troppo tardi. Era tutta dentro di me. Cercai di sfilarmi, ma mi teneva con foza, spingendo per seguire il mio movimento. Cedetti. Inutile lottare. E poi, mica era così male. Mica faceva tanto male! Mia suocera mi stava inculando. Sentii la sua voce che mi diceva di rilassarmi, di lasciarla fare. Obbedii. Mi rilassai e il lungo dildo cominciò a muoversi dentro di me, regalandomi sensazioni mai provate prima. Mia suocera mi sta inculando! Continuavo a ripetermelo incredulo. La sua mano mi strinse le palle. D’istinto me lo afferrai saldamente cominciando a menarlo con forza. Il piacere cominciò a sopravanzare lo sconforto.
“Ecco! Visto che ti piace! Lo sapevo io. Dai mena, fammi vedere una bella sborrata! Dai, dai che vengo anch’io. “
Lo stimolo della sua voce, delle sue parole si unì al resto. Alla sua mano sulle mie palle, le sue tettone ondeggianti, quel palo che mi perforava. Mi segai ferocemente, quasi ringhiando. Qualcosa che finora avevo dato per scontato non era vero. Mi piaceva prenderlo nel culo!! E mia suocera mi stava inculando. Si, ecco, c’ero!! Ruggii e cominciai a spruzzare per aria.
“Si, si, dai, dai, sborrala tutta!! Dai, dai che vengo anch’io, daiiiiiii!!”
Un altro paio di botte e si irrigidì spingendo a fondo, scuotendosi, tremando tutta come fosse fatta di gelatina. Poi assieme ci fermammo ansanti, guardandoci negli occhi. Ridemmo. Lo sfilò lentamente.
“Non ci avresti mai creduto vero?”
“Non ci credo neanche adesso!”
“Ma ti è piaciuto però!”
“Oh si, da matti! Ma anche farlo a te è stato bello!!”
“Oh si, e lo rifaremo ancora. Vuoi?”
“Dovrai solo fare un cenno!!”

Quel giorno andare al lavoro e fare lezione con il culo che mi lanciava continui segnali, fu un’impresa. La sera, appena tornato a casa, denunciai un forte mal di testa, bevvi un po’ di brodo e mi ritirai a letto. Credevo di averla scampata. Ma mi sbagliavo. E si, se mi sbagliavo. Ero mezzo intorpidito nel primo sonno, che mia moglie mi scosse leggermente, sussurrandomi con quella voce particolare che colava sesso.
“Amore, ti è passato? Stai meglio. Avevo una sorpresina per te!”
“Beh, si, sto meglio adesso.”
“Allora vieni, caro, vieni.”
E si allontanò verso il bagno. Come fare a resistere a quell’invito? Mi tolsi il pigiama. Ero sicuro non sarebbe servito, e la seguii. Aprii la porta e rimasi a bocca aperta, improvvisamente secca. Lei era lì, tutta nuda e sorridente. In mano un tubeto di gel e una pera di quelle grosse, con la lunga cannula di plastica e, legato ai fianchi, il dildo.

Dai piaceri di quella notte, sono nate due gemelle. Adesso hanno vent’anni. Una studia farmacia e l’altra veterinaria. Anna è diventata titolare e adesso si occupa della salute del paese e continua la tradizione dei clisteri sia in negozio che a casa. Negli anni ho visto spesso i buchini delle nostre figlie aperti da una cannula. In tutti gli stadi della vita. Mio figlio ha trentatre anni e fa il pilota. Ancora ritorna a casa dopo ogni viaggio, spesso con compagnia diversa, ma non manca mai un bel clistere rilassante della madre. Mia suocera ci ha lasciati da poco. Per lunghi anni si è occupata con gioia del mio buchetto, ed io del suo. Con la benedizione di Anna.


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