La crociera

La crociera

La crociera

Eravamo sul ponte principale della nave.
Finalmente.
Fra biglietti, documenti e bagagli, nelle ultime due ore era stato un inferno.
Ma ora eravamo a bordo, pronte a partire per la nostra crociera.
L’avevamo sognata e sospirata per tutto l’inverno, parlandone in continuazione, sedute alle nostre scrivanie della società immobiliare presso la quale lavoravamo.
Avevamo studiato tutto di quel viaggio.
Il periodo migliore per partire, dove andare, quale nave scegliere.
Avevamo sostenuto una dura lotta con i colleghi per far combaciare i nostri periodi di ferie.
Ma alla fine ce l’avevamo fatta. Ora il viaggio sarebbe iniziato.

Monica era affacciata, accanto a me, al parapetto della nave; i capelli biondi e lunghi al vento, guardava le ultime attività che si svolgevano attorno alla nave, prima della partenza.
I marinai stavano sciogliendo le ultime gomene e le enormi ancore venivano issate con un rumore stridente.
Ancora pochi minuti e la nave avrebbe preso il largo.
Iniziava così la nostra vacanza, il nostro viaggio tanto desiderato.
E, nelle nostre speranze, avrebbe avuto inizio il divertimento.
Sole e mare, visite guidate nei posti in cui la nave avrebbe fatto scalo, cibi prelibati e serate in discoteca.
E, più di tutto, quello che Monica ed io ci aspettavamo, era di vivere qualche bella avventura, di rimorchiare qualche bel ragazzo, per poi raccontare tutto alle nostre colleghe, una volta rientrate in ufficio.
La sirena suonò lungamente e la nave si staccò dal molo.Monica ed io eravamo colleghe da tre anni.
Dividevamo lo stesso ufficio e in breve eravamo diventate grandi amiche, confidandoci tutto delle nostre vite.
I nostri problemi sentimentali, le diete, i vestiti, i profumi: conoscevamo tutto una dell’altra.
Uscivamo entrambe da due relazioni sentimentali turbolente, e che ci avevano lasciate deluse ed incazzate. Deluse dagli uomini e incazzate con noi stesse per le pessime scelte che avevamo fatte.
La vacanza ci avrebbe sicuramente giovato, ci avrebbe aiutato a dimenticare quei periodi stressanti e difficili che avevamo passato.
Fisicamente eravamo agli opposti: Monica, bionda e occhi verdi, era una ragazza alta e dal fisico prorompente.
Il seno, grosso ma sodo, era un richiamo irresistibile per gli uomini. Aveva due gambe lunghe e snelle sovrastate da un fondoschiena che, pur essendo io una donna, non potevo non trovare straordinariamente bello.
Io, invece, Viviana, sono bruna e meno alta di Monica.
Ma anche la sottoscritta si difende niente male: meno snella della mia amica, ho nelle forme ben proporzionate il mio punto di forza.
Seno, cosce e sedere hanno fatto sognare molti uomini.
Quelli che hanno avuto ” l’onore ” di venire a letto con me, ne sono rimasti sempre estremamente soddisfatti.
Le uniche due cose che ci univano erano l’età (avevamo allora 27 anni) e la voglia quasi incontrollabile di rimorchiare, di vivere sensazioni ed esperienze sempre nuove. E ci piaceva poi raccontare l’una all’altra quello che succedeva nei nostri letti, ridendo e scherzando delle nostre conquiste.

La nave, partita da Genova, navigava tranquilla e maestosa alla volta di Taormina; il giorno dopo avremmo visitato la cittadina siciliana, e poi il viaggio sarebbe proseguito verso le isole greche dell’Egeo.
Questa crociera doveva restare nei nostri ricordi come un qualcosa di veramente speciale, per cui avevamo prenotato, non badando a spese, una spaziosa cabina, con bagno e balconcino che affacciava direttamente sul mare.
L’unico disguido che si era verificato era stato che, al posto di una cabina a due letti, ci avevano dato una matrimoniale.
Ma la cosa non ci aveva contrariato più di tanto.
Spesso, il fine settimana, quando la sera facevamo tardi, dormivamo insieme a casa mia, o a casa di Monica, e quindi, eravamo abituate a questo genere di confidenza.

Ma al quarto giorno di navigazione eravamo già depresse, vicine alla disperazione più totale.
I passeggeri della nave, almeno una buona metà, erano persone anziane, che viaggiavano in gruppi chiassosi.
L’altra metà era composta da famiglie con bambini altrettanto chiassosi.
Vi era anche qualche coppia in viaggio di nozze, ma in conclusione i pochi uomini passabili erano ultra-occupati e le nostre grandiose aspettative di divertimento stavano miseramente riducendosi al lumicino.
Ci consolavamo, perciò, con la piscina ed il sole di giorno, con mangiate agli incredibili buffet dei vari ristoranti della nave (e al diavolo la linea) e con il night e le macchinette mangiasoldi la sera.
E proprio la sera del quinto giorno, eravamo tornate in cabina poco dopo mezzanotte.
Ci eravamo spogliate e messe a letto.

Sentivo Monica irrequieta e nervosa; si girava e si rigirava nel letto senza pace.
” Hai caldo ? ” le chiesi, anche se l’aria condizionata funzionava perfettamente.
” No, non è il caldo, Vivi. Lo sai come sono fatta. Mi ero immaginata di vivere chissà quali avventure, di farmi chissà quali scopate con uomini meravigliosi, e invece… ”
” Ma dai, Moni ! Il viaggio non è ancora finito. Qualcosa potrà ben accadere. Potremmo ancora incontrare i nostri principi azzurri ! ” le risposi ridacchiando.
Ma Monica era rimasta seria e silenziosa.
Dopo qualche minuto, accese la luce sul suo comodino.
” Senti Vivi, fra noi non ci sono segreti e credo che tu mi possa capire. Se non mi scarico un pò, sto male. Non voglio metterti in imbarazzo, ma ho una gran voglia di masturbarmi. Vado in bagno, così non ti dò fastidio; ma ho una voglia pazzesca ” mi disse Monica, tutto d’un fiato.
Il suo nervosismo e la sua agitazione mi facevano venire voglia di ridere.

” Moni, non devi sentirti in imbarazzo con me. Anche io mi masturbo quando mi capitano periodi di magra. Non c’è niente di strano. Se vuoi farlo, fallo tranquillamente. E senza chiuderti in bagno. Fallo qui, sul letto. ”
Monica mi guardava senza parole.
Ora era veramente imbarazzata, forse pentita di avermi svelato le sue voglie.
Io le volevo bene, era la mia migliore amica, e mi dispiaceva vederla in quello stato. Per questo le proposi:
” Anzi, facciamo così. Facciamolo tutte e due, una accanto all’altra. Senza pudori e senza vergogne. Una bella scaricata farà bene anche a me. ”
Restammo un attimo in silenzio, io aspettando la sua decisione, lei valutando la mia proposta.
Divertendomi come una matta, aggiunsi: ” Naturalmente, visto che sei tu quella più arrapata, tocca a te iniziare. ”
Cercavo di mostrarmi seria, ma la sua espressione era veramente comica. Non sapeva più come uscirne, spiazzata dalla mia reazione.

Alla fine Monica prese la sua decisione.
” Va bene, adesso spengo la luce e…..”
” No, no. Lasciala accesa. Sarà più eccitante. ” dissi, implacabile.
Valutò ancora per un attimo la situazione, poi, seduta sul letto, si sfilò la leggera camicia da notte che indossava, restando nuda davanti a me.
” Non sono stata mai così imbarazzata, Vivi ” fece Monica, ora però un pò più tranquilla.
La guardavo, e vedevo il suo corpo perfetto ed abbronzato.
Era un corpo che conoscevo bene, avendola vista nuda molte volte. Eppure, non potei fare a meno di apprezzare ancora una volta le sue forme decisamente invidiabili.
Monica si sdraiò restando immobile, gli occhi al soffitto della cabina.
” Dai Moni ! Non eri così eccitata poco fa ? ” la spronai (fui proprio tremenda, lo ammetto).
Monica sospirò lievemente e poi si portò una mano al seno.
Iniziò a carezzarsi lentamente, sfiorando con le dita il capezzolo che, avevo notato con una punta di interesse, si era già inturgidito.

Anche l’altra mano aveva iniziato a massaggiare il seno, ed in breve la mia amica era già partita verso la meta del suo piacere.
Ansimava piano, con gli occhi chiusi, godendosi il contatto delle sue mani.
Avevo sempre pensato che le mani di Monica fossero belle ed affascinanti: sia quando lavorava al computer, in ufficio, sia a mensa, quando erano impegnate con coltello e forchetta, avevo sempre notato l’estrema eleganza dei suoi gesti, dei suoi movimenti aggraziati.
Nelle nostre confidenze intime, Monica mi aveva raccontato più di una volta come provasse un intenso piacere nel toccare i suoi ragazzi, gli uomini con i quali aveva avuto una storia; e come il suo piacere fosse stato acuito dalle reazioni che le sue perfette mani avevano scatenato in loro, di come fossero letteralmente esplosi sotto le sue sapienti carezze.

Ora vedevo le sue mani, dalle dita lunghe ed affusolate, con le unghie perfettamente curate e smaltate di un vivido rosso, percorrere frenetiche il suo splendido corpo, teso e vibrante alla ricerca del piacere.
Scendevano impazienti dal seno alla pancia, e poi all’interno delle cosce, per quindi risalire lente e suadenti lungo il corpo, fino al collo e ai capelli; e ancora, si soffermavano sulle umide labbra dischiuse, per essere leccate dalla lingua con evoluzioni di straordinaria sensualità.
Mi offriva uno spettacolo di un erotismo così intenso e raffinato da togliermi il fiato.
Era giunto il momento anche per me di iniziare.
Non resistevo più: quel corpo così eccitante, quei movimenti così stimolanti mi avevano catturata.

Mi spogliai in un attimo e, sdraiata accanto a lei, mi presi le tette tra le mani.
La situazione mi aveva eccitato più di quanto avessi mai immaginato: sentivo i capezzoli fremere sotto le dita, e, dopo poco, la mia mano destra scendeva, accarezzando il ventre piatto.
Mi portai una mano alla bocca e iniziai a succhiarmi un dito; ad occhi chiusi, immaginai che nella mia bocca ci fosse un cazzo da leccare e da assaporare, ma subito quel pensiero fu sostituito dall’idea di succhiare un dito della mano di Monica, di leccarle la mano bagnata dei suoi umori
Aprii gli occhi e mi voltai a guardarla.

Vidi che Monica era già più avanti: una mano sempre a tormentarsi il seno, l’altra che sfiorava la fica depilata, le gambe piegate ed aperte. Ora gemeva e si agitava preda di una eccitazione montante.
Adesso anche lei mi guardava; nel suo sguardo torbido mi sembrò di leggere un qualcosa che si stava affacciando anche nella mia mente.
Tutte e due avevamo le mani sulle nostre fiche bollenti.
Mi toccavo con dita esperte nel lago che mi si era formato tra le cosce, e sentivo l’onda del piacere salire dentro di me, piacere ingigantito dal vedere il corpo di Monica, splendido e nudo, adagiato accanto a me, accaldato ed erotico, fremente e desiderabile.
I nostri occhi si incontrarono, e quello sguardo valse più di mille parole.

Monica si girò verso di me e, in un attimo, le nostre labbra si cercarono, le bocche si unirono e le lingue si abbracciarono avide.
Fu un bacio pieno di passione e di desiderio, come una fiamma accostata alla miccia di una bomba pronta per esplodere.
Quando le nostre bocche si staccarono, le sue labbra scesero lungo il mio collo ed arrivarono al seno, iniziando a tormentarmi il capezzolo.
Seppi immediatamente che era quello che stavo aspettando da tempo.
Chiusi gli occhi e mi abbandonai alla sua calda lingua.

Le passai un braccio attorno alle spalle e iniziai a carezzarle la schiena dalla pelle liscia e perfetta.
Per un attimo pensai che Monica avesse studiato tutto: che lei volesse venire a letto con me e che, non sapendo come dirmelo, avesse inventato il suo desiderio di masturbarsi. E che io, inconsciamente, avessi fatto il suo gioco. Ma il pensiero volò via rapido come era arrivato, perchè quello che stava avvenendo tra noi era un qualcosa di sublime, era la cosa più vicina all’estasi che avessi mai provato.

Ora la lingua di Monica scorreva sul mio ventre teso: la sua bocca, le sue calde labbra sembravano scivolare sulla mia pelle fremente.
Stavo impazzendo. Provavo sensazioni così forti da non capire più nulla; volevo sentire anche io la pelle di Monica sotto la mia lingua, volevo che lei vibrasse al contatto della mia bocca.
Lentamente mi spostai mettendomi in ginocchio sul letto: Monica si sdraiò e si aprì davanti a me.
Inchinandomi, presi a farle scivolare la lingua su una coscia, guardando desiderosa la sua fica bagnata ed invitante.
Mentre lei continuava ad accarezzarsi i seni, la mia lingua scese lungo la gamba, sul ginocchio, poi sul polpaccio, per arrivare alla fine al piede.
Se ripenso a quei momenti, ancora oggi sento che l’eccitazione mi sale prepotente e incontrollabile.
Le presi il piede con le mani, leccandolo dolcemente, fino a concentrare tutte le mie attenzioni sulle dita, sensuali e voluttuose con quelle meravigliose unghie laccate di rosso.
E nel momento in cui cominciai a succhiarle l’alluce, la sua mano scese sulla fica a darsi quel piacere così a lungo trattenuto.
Anche io mi feci scivolare una mano fra le gambe, le dita a massaggiare il clitoride indurito.
Ci masturbammo così, lei sdraiata ed io in ginocchio a leccarle il piede, fino a godere entrambe di un orgasmo dirompente ed eccelso.

Restammo un attimo a guardarci, ansimanti: il nostro desiderio non si era certo placato: volevamo darci molto di più.
Ora volevo leccarle la fica, sentire sulle labbra il suo profumo, nella bocca la sua eccitazione.
Ma ancora una volta fu la mia amica ad anticiparmi.

Mi fece sdraiare e, dopo un rapido ma intenso bacio, scivolò sopra di me ed immerse la sua testa bionda fra le mie gambe, aprendole con le mani completamente.
La lingua guizzò infernale sulla mia fica, accarezzò le mie labbra per poi concentrarsi sul clitoride, con una capacità che solo una donna può avere.
Ora avevo, sopra di me, sopra il mio viso, la fica di Monica, aperta, spalancata, palpitante, bagnata dei suoi umori dolci e profumati, invitante come acqua nel deserto.
Feci scattare la lingua, cominciando a leccarla in modo lento e continuo, imitando quello che lei stava facendo su di me, penetrandola con piccoli colpi della punta.
Nessun uomo era stato mai capace di leccarmi come Monica, e sapevo che anche per lei la mia lingua era un’esperienza nuova e travolgente.
Capivamo entrambe, dai gemiti e dai fremiti che scuotevano i nostri corpi, di vivere sensazioni totali e sconosciute.
Le carezzavo le natiche e con le dita le sfioravo in continuazione quel buchetto meraviglioso, stretto e cedevole, che aveva.
Con le mani bagnate delle sue secrezioni, le appoggiavo un dito all’ano, premendo delicatamente, facendolo affondare nelle sue morbide carni solo un pochino, per poi ritrarlo e ricominciare quel lento supplizio.

Dopo un tempo che mi parve interminabile e durante il quale le nostre bocche infaticabili si erano date il piacere, assaporando le nostre fiche profumate, Monica alzò la testa e, in un sussurro che era quasi un grido, disse: ” Vivi… sì… ti prego….. dai. Inculami… Non resisto… sì… amore….. inculami…. subito !
Fui travolta da quelle parole e dalla sua voce impazzita.
Inumidii il mio indice nei suoi umori e lo appoggiai all’ano della mia amica, penetrandola a fondo con un gesto delicato ma deciso, avanti e indietro, avanti e indietro…
Monica aveva ripreso a leccarmi in maniera divina, gemendo sempre più forte.
Presa da una frenesia erotica mai nemmeno immaginata, inserii anche il medio nel culo di Monica, che si sciolse in un orgasmo convulso, impetuoso e travolgente.
Smise di leccarmi solo per il tempo di godersi quell’orgasmo incredibile, per poi riprendere con estrema delicatezza. Ora si concentrava tutta su di me, passando con la lingua dalla fica al culo, in un su e giù da favola.
E quando sentì, dalla mia voce strozzata, che il culmine era vicino, mi inculò violentemente anche lei, con le sue dita fatate. Esplosi senza capire più nulla.

Molto più tardi, ci sdraiammo fianco a fianco.
Ci abbracciammo e così restammo fino a che dalla finestra della cabina la luce del giorno ci disse che l’alba era arrivata.


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