Fuori dai coglioni

Fuori dai coglioni

 Fuori dai coglioni

Sono in ginocchio sulla porta della nostra camera da letto, nudo dietro la porta socchiusa. Un foulard steso sopra l’unica abat jour accesa tinge la stanza di rosso dietro le persiane chiuse e mi permette di assistere allo spettacolo. Lui è in piedi ai piedi del letto, virile, statuario. Con il pollice della mano sinistra le uncina il buco del culo e la guida come fosse una maniglia alla monta a pecora sul Suo Cazzo in fica. Una monta profonda, lenta, continua, ritmata, incessante. La allontana dal Suo bacino lentamente, facendole gemere ogni centimetro di Carne Dura che la percorre, estraendolo sin quasi alla Cappella, prendendo la carica per l’affondo che arriva invece veloce, profondo nelle ovaie e nella pancia. Con la mano destra le tira forti schiaffi sulle natiche per domarla e incitarla alla chiavata. Lei risponde ai movimenti facendo cadere il capo in avanti, ansimando fra i capelli sudati, per poi inarcare la schiena ed ed emettere secche urla ad ogni affondo di Cazzo.Parlano, bisbigliano, si cambiano frasi complici che non riesco a sentire e le mie ginocchia affondano nel disagio e nella vergogna. Mi sembra di ricevere in viso ogni schiaffo che le da sul culo e zitto, muto, fermo dove mi hanno detto di stare continuo a guardare.

Ho l’impressione che Lei mi  guardi da dietro i capelli, si scambiano delle parole che non riesco a decifrare e l’attenzione di Lui si rivolge verso di me. Estrae la verga dal corpo di mia Moglie e viene verso la porta camminando con li Cazzo eretto, marmoreo, le palle sode attaccate al corpo. Il senso di Virilità che esprime ad ogni passo mi fa abbassare il viso e mi sento esplodere la testa, sono paonazzo in viso.

E’ dinanzi a me. Il buco al centro della Sua Cappella scura e gonfia mi guarda come un occhio a pochi centimetri dal mio viso, la pelle ritratta dietro la punta sembra quasi doversi strappare dalla larghezza del Totem di Carne. Apro la bocca e le do fiato come se spontaneamente io dovessi dire qualcosa, ma non emetto suono, le mie natiche si stringono dalla paura e dalla soggezione, il mio sesso si ritrae molle e piccolo piccolo nella sua pelle, fra le gambe, come fossi entrato in una piscina ghiacciata. Sono piccolo, minuscolo, insulso all’ombra della Sua presenza in casa nostra.

Con un dito percorre l’intera lunghezza della Verga, poi il bordo Cappella, raccogliendo i succhi bianchi e collosi della scopata. Me li spalma sotto al naso, sotto le narici e sopra il labbro superiore. Lo guardo in viso per poi abbassare immediatamente lo sguardo e non dire nulla.

“Sbava dalla sorca” mi sussurra.

La porta mi si chiude in faccia sbattendomi sulla fronte e sono solo nel buio del corridoio. Chiudo gli occhi per un momento infinito, ovattato, li stringo forte per non vedere l’umiliazione sto vivendo.I gemiti dietro la porta riprendono, l’ odore umido e volgare di sesso, di fica fradicia, di scopata, di mia moglie, mi seccano sulla pelle e mi pungono il cervello come un ago, la pisellina che ho fra le gambe ora è dura, come se servisse a qualcosa. Nudo in ginocchio nell’angolo formato dalla porta ed il muro, lì ad aspettare come un cane, poggio l’orecchio alla porta per cercare di carpire qualcosa di quello che si dicono. Tra i gemiti ho la parvenza di sentirle dire “cornuto”, “troia”, “sfigato”….non ne ho la certezza ma quello basta, non riesco a trattenermi. Mi tocco nella vergogna, due colpi e sto spruzzando. Con le mani cerco di raccogliere il mio seme per non sporcare ma la schiena mi si inarca in un tremolio spontaneo e schizzo sulla parete, sullo zoccolino della porta, sulle mie cosce bianche e secche. Ll’odore del mio sperma è una doccia gelata che mi percorre il corpo.

E’ lei che non mi voleva in stanza? E’ Lui che ha deciso di impormi questa prova di vergogna? Li sento godere, complici in un’intimità sessuale che non mi appartiene, alla quale sono tenuto estraneo e della quale sono servo in casa mia. Mi inchino dietro la porta del loro Chiavare, dietro i gemiti del Maschio che gode della propria troia e ripulisco con la lingua la dove ho sporcato senza lasciarne una goccia.

Fonte
http://cornuto-sottomesso.tumblr.com


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