Corpi impazienti

Corpi impazienti

Corpi impazienti

Era stata una dura giornata di lavoro, una di quelle in cui niente sembra andare nel verso giusto. Ancora intenta a rimuginare in bagno, sperando che un buon sonno ristoratore avrebbe spazzato via le nubi dei miei pensieri, fui sorpresa di sentire le sue mani calorose infilarsi rapide dentro la mia canotta, per massaggiare delicatamente i miei seni.

Pensavo di non averne proprio voglia quella sera, e invece meccanicamente alzai le braccia, affinché le sue mani potessero accarezzarmi meglio, mentre la sua bocca puntava decisa sul mio collo, tramortendomi con baci e piccoli morsi di lussuria. In breve tempo ebbi già i capezzoli turgidi.

“Frugami nelle mutandine” dissi ad un certo punto facendo le fusa. Le sue mani scesero rapide dai fianchi per inoltrarsi nel mio boschetto: intinse il suo dito medio nella mia fica già bagnata, con la stessa delicatezza con cui un pittore utilizza il suo pennello. Andava su e giù e poi tutto intorno, presto il dito divenne l’intera mano, che esplorava e accarezzava la mia patatina ribollente.

Staccò sul più bello la sua mano dal mio basso ventre, si annusò le dita e leccò il dolce nettare, per poi contaminare la mia bocca con un lungo bacio appassionato.

“Amore, sai di fica” gli dissi ridendo, e lui per per tutta risposta mi fece succhiare le mie stesse dita, completando il lavoro che aveva appassionatamente cominciato.

“Fai l’amore con me” dissi guardandolo negli occhi, e nel pronunciarlo udii la mia voce prendere una strana intonazione, quasi come una supplica. Avevo bisogno di scacciar via i brutti pensieri.

Mi rigirò e mi sfilò le mutandine, con il culo all’aria potevo sentire un vento fresco inoltrarsi nelle mie fessure. Da quella posizione potevo solo udire il tintinnio della cintura dei suoi jeans che si aprivano, ma non ci volle molto prima che entrasse dentro di me. La posizione era un po’ scomoda, le mie ossa sbattevano sul lavabo ad ogni colpo, cercavo un appoggio ma la mia mano puntualmente scivolava; intrecciò così la sua mano con la mia, come per tenermi, mi stava tutto addosso, potevo sentire il suo respiro sul mio collo, e il calore del suo corpo contro il mio. Quando il ritmo si fece più intenso, l’armadietto con i flaconi, gli spray e tutto il resto del tipico armamentario da bagno cominciò a tremare tutto. All’improvviso uscì, non voleva finire subito: mi allargò le cosce ancora di più, voleva ammirare bene le mie fessure da quella prospettiva.

“Che fai?” chiesi impaziente. Lui prese il sapone liquido e cominciò a insaponarmi bene il buco del culo: voleva darmi il servizio completo a quanto pareva. L’entrata fu come al solito un po’ dolorosa, ma il sapone aiutò non poco, ed era così eccitato che venne dopo pochi secondi, riempiendomi tutta. La sborra e il sapone fuoriuscirono, colando fin giù alle ginocchia. Seduta sul bidet, completai l’opera pulendo ben bene il suo cazzo con la mia bocca, il suo latte e la mia merda avevano insaporito il tutto: non proprio nouvelle cuisine, ma nell’estasi del momento tutto assumeva una sfumatura piacevole.

Lo abbracciai e gli dissi che lo amavo. Non avevo avuto un orgasmo, ma non mi importava, ero stata bene in quei minuti. Respirai profondamente il suo odore stringendomi al petto, visti allo specchio, i nostri sembravano corpi impazienti di diventare una cosa sola, un essere mutante pronto a superare ogni ostacolo e lasciare il brutto del mondo fuori la porta. Quella notte mi addormentai serenamente.


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