Succhiami il cazzo cornuto, umiliato dal suo amante

Succhiami il cazzo cornuto, umiliato dal suo amante

Succhiami il cazzo cornuto, umiliato dal suo amante

Marco ci accoglie in accappatoio. Ha i capelli umidi, lo sguardo perverso di chi sa di essere il padrone della situazione.
Dall’accappatoio aperto si intravede il suo ventre piatto, il grosso uccello semieretto e quelle sue cosce maschie. Il mio sguardo torna sul cazzo: è già scappellato, segno che per qualche ragione se lo è toccato.
Magari per delle abluzioni, magari per masturbarsi nell’attesa che noi giungessimo. Non riesco a guardare quel tronco di carne dura senza provare turbamento. Anche il mio uomo, Giorgio, non riesce a staccare lo sguardo da quella mazza. Sembra affascinato! 
Marco, il mio bull, perché di questo ormai si tratta, mi attira a sé, e senza alcuna attenzione per il mio abito, mi stringe contro il suo corpo. La sua lingua mi saetta nella bocca, le mie labbra si aprono. Eccolo, il demone. Succede ancora. Sono sua, mi sento sua.
È una sensazione sconvolgente. Amo Giorgio, amo il mio uomo come non potrei amare nessuno. Il legame tra noi è di un’intensità sconvolgente, e tuttavia sono qui tra le braccia di questo giovane porco, bastardo e sfrontato, che in alcuni momenti odio con tutte le mie forze: e sono sua.
Sto per essere ancora sua, come tutte le altre volte. Quanto c’è voluto perché vincessi la mia ritrosia. Pensavo che avrei potuto farmi chiavare da tutti, ma non da lui. E invece eccomi qui. Con la sua lingua che mi chiava la bocca, con la mia mano che gli soppesa i coglioni duri e grossi. Cosa ha fatto questo bastardo per meritare di avere tutto questo sex appeal?
Mentre mi limona, mi accorgo che sta accadendo qualcosa di nuovo. Lui fa un cenno al mio uomo, gli indica di avvicinarsi. Giorgio, come per attrazione magnetica, gli si accosta. Marco gli poggia la mano sulla spalla destra e con una leggera quanto decisa pressione della mano sinistra lo costringe ad inginocchiarsi davanti a sé.
Gli occhi del mio uomo contemplano la mano destra di Marco che mi solleva l’abitino estivo e mi sta toccando le natiche, intravede un dito che, partendo da dietro, mi titilla la fica. Io sono un pezzo di carne nelle sue mani: mi chiava con la lingua e con il dito. Poi Giorgio ruota leggermente la testa e si trova davanti il cazzone di Marco, quella nerchia mostruosa che gli ha scopato la donna, che gliela scopa ogni volta che vuole, quella mazza di carne, segno del potere che può esercitare su di me e nei modi che preferisce. Marco blocca la nuca di Giorgio e la sospinge verso il proprio uccello:
«Succhiamelo, cornuto. Succhiami il cazzo
Giorgio obbedisce. Quello che sta accadendo laggiù, tra le gambe di Marco, mi sconvolge i sensi. Nuove sensazioni si stanno facendo strada in me. Non riesco a crederci. È come se fossi costretta a rivedere tutte le idee che mi ero fatta sulla nostra situazione. Una nuova realtà imprevista si presenta a noi. Marco domina non solo me, ma anche il mio uomo.
Mi fermo, smetto di baciare la bocca di Marco per contemplare la scena del mio uomo che, in ginocchio come un devoto davanti ad una divinità, succhia il cazzo del maschio che da qualche settimana mi monta più di chiunque altro, dello stallone che mi ha fatta sua. Giorgio ha tutta la cappella in bocca, con qualche fatica poiché è molto grossa. Conosco la sua fatica: perché anch’io l’ho succhiato molte volte, anch’io ho sentito la sua mano bloccarmi la testa mentre spinge quel suo grosso cazzo dentro la mia gola.
Marco è un superdotato, un superdotato vero, e sa di esserlo.
Ostenta una fierezza che deriva dalla consapevolezza di avere un cazzo fuori dalla norma. Il suo cazzo è lungo più di venticinque centimetri, e questo già potrebbe spaventare molte donne, ma quel che è più sconvolgente, ciò che dà le vertigini è quella sua grossezza, ventidue centimetri di circonferenza, ossia un diametro di circa sette centimetri.
Una grossezza spaventosa. Non sono misure che mi sto inventando. Quel porco, l’ultima volta in cui mi ha chiavata ha preteso che Giorgio glielo misurasse. Lo ha chiamato a sé è gli ha ordinato di procurarsi un metro. Io ero impalata sul suo cazzo, glielo lavavo e avevo orgasmi a ripetizione. Poi mi ha fatta sfilare e ha mostrato il suo uccello trionfante al mio Giorgio: «Su, cornuto, misura quanto è grosso il cazzo che ti sfonda la donna.» Giorgio, senza una parola, come un umile servo, con un metro da sarta, gli ha misurato prima la lunghezza e poi la larghezza. Venticinque per ventidue, ha poi sussurrato. Ossia, circa mille centimetri cubi. Un’auto mille di cilindrata. Se penso che Giorgio ha un cazzo di quindici per dodici, il cazzo di Marco ha un volume quasi cinque volte maggiore. Mi riempie cinque volte di più del mio uomo. Marco lo ha obbligato a ripeterlo: «Dillo a Debora, cornuto, dille quanto cazzo le pianto dentro». Giorgio ha ripetuto le misure. Io ero senza parole. Una simile sottomissione di un uomo nei confronti di un altro uomo non l’avevo mai vista. Marco lo stava umiliando completamente.
Credevo fosse la massima umiliazione che il mio compagno potesse subire, ma evidentemente mi sbagliavo. Ora sta succhiando il cazzo di Marco, la sua nerchia dura e venosa.
Lo vedo muovere la testa avanti e indietro, assecondando il movimento del braccio di Marco che gliela dirige a proprio piacimento. Giorgio con una mano tiene quel tronco di carne alla base e con l’altra gli soppesa i coglioni, duri e grossi come piccole pesche. Gli piace il cazzo. Gli piace ciucciare il cazzo del mio stallone, lo constato stupefatta.
Ma gli piace solo il cazzo di Marco, o lo succhierebbe anche ad altri? Ora non lo so, forse in futuro sì. Giorgio si sfila la cappella dalla gola e la lecca. Vedo la lingua che lappa con desiderio, passione. Marco geme, il lavoro di lingua di Giorgio gli piace. In questo momento Marco è in balia di Giorgio. Con la sua sottomessa devozione il mio uomo sta conquistando la supremazia sul cazzuto e sfrontato stallone che gli ha montato la donna. L’umiliazione che subisce gli dà forza. Ora Marco ha bisogno del piacere che trae dalla bocca di Giorgio. Forse se ne rende conto, perciò con il linguaggio ristabilisce la gerarchia dei ruoli: «Troia, guardalo mentre mi succhia il cazzo. Lo vedi?»
«Sì, lo vedo.»
«Non è solo cornuto, è anche frocio.»
Nel momento stesso in cui la parola frocio viene pronunciata, mi pare che Giorgio aumenti la passione del suo pompino, come se fosse stato colpito nel segno. Effettivamente è la prima volta che qualcuno me lo fa vedere così. Il bastardo continua: «Il tuo uomo è ricchione. Forse lo è da sempre e adesso finalmente la sua vera natura salta fuori. C’è voluto il mio cazzo per fargli capire quanto è frocio e cornuto.» Perché Giorgio si lascia insultare così? Lui che a volte avrebbe preso a pugni un uomo solo per avermi rivolto un complimento un po’ pesante, ora tace mentre Marco lo insulta, lo umilia… e lui si limita a succhiare la nerchia, con passione, dedizione, devozione.
Sembra che ami quel cazzo duro e nodoso, e grosso. Come se finalmente avesse trovato se stesso, la propria natura; come se tutte le maschere della sua vita stessero finalmente cadendo una ad una e stesse emergendo la verità, l’unica verità che conti: la libertà di essere sessualmente libero, di non essere più costretto a ruoli competitivi, ad ansie legate alle prestazioni sessuali, al timore di non essere all’altezza delle aspettative della femmina, di tutte le femmine della sua vita.
Ora finalmente, un maschio sta trionfando su di lui, e nella sconfitta del proprio ruolo di maschio sta trovando una nuova libertà. Niente impegni, niente competizioni, niente battaglie per la conquista della femmina. Finalmente può deporre l’armatura e adorare il nemico che assume su di sé il ruolo che fu suo. Il nemico gli chiava la moglie. Il suo avversario trionfante si fa carico di possedermi e di farmi godere, di soddisfare le mie esigenze sessuali. Io sono proprietà del suo nemico.
Mi ha perduta, ma è finalmente libero. Possibile che fosse così faticoso amarmi? E succhia, succhia, succhia, finché Marco, lo stallone, il semidio dal cazzo nudo e grande non lo ferma: «Basta cornuto, fermati. Succhi bene, ma non voglio sborrarti in bocca, non ora.
Adesso voglio chiavarmi la tua donna.» Giorgio assume un’espressione contrita. Fargli succhiare l’uccello era umiliarlo, farlo smettere è un’umiliazione ancora maggiore. Non c’è nulla di peggio che essere respinti dopo aver accettato di essere umiliati. Marco lo ha costretto a fargli un pompino, e poi ha fatto di peggio: lo ha respinto, nei gesti e con il linguaggio: «Se proprio vuoi leccarmi qualcosa che somigli ad un cazzo, leccami un alluce.» Io immagino che adesso Giorgio si alzerà e lo prenderà a pugni. Ma non accade nulla di tutto questo. Rimane in ginocchio, non gli lecca i piedi, si limita ad accarezzarglieli, glieli osserva, lo sguardo triste di un cane cacciato dal suo padrone con un calcio.
Il mio nuovo Maschio, uso la maiuscola non a caso, mi ordina grezzamente di spogliarmi. Ecco che cos’ha di bastardo, questo maledetto porco: non ha alcun rispetto per la mia bellezza, né alcun timore reverenziale. So di essere bella, me lo dicono gli sguardi degli uomini e l’invidia delle donne. E non è solo una questione di misure, sebbene le mie siano invidiabili: ho 102 centimetri di giro seno, di vita 62 e di fianchi 92. Non è solo il mio corpo che di solito si definisce mozzafiato, o i miei lunghi capelli biondi che incorniciano un volto dai lineamenti dolci e regolari, in cui trionfano due occhi azzurri e mobili. No, è una questione di personalità, di carattere e di sguardo penetrante.
Tutti gli uomini che ho avuto, prima di Marco, il mio stallone dominatore, di fronte alla mia bellezza ammutolivano imbarazzati. La prima volta in cui mi vedevano nuda si sentivano inadeguati. Ricordo gustose situazioni in cui mi divertivo a mettere in imbarazzo corteggiatori tanto improvvisati quanto maldestri. Solo Giorgio ha saputo conquistarmi, con la sua ironia, la sua calma, la sicurezza affettiva che ha saputo trasmettermi.
Amo Giorgio, la vita che conduciamo, i nostri weekend a Londra, Parigi, Amsterdam, le nostre vacanze nelle isole del Mediterraneo, ma soprattutto la nostra vita quotidiana, fatta di gioco e ironia, di amore e piccoli pranzi da soli e con gli amici. Amo la levità quasi primaverile che accompagna i nostri gesti, da quando la domenica mattina ci prendiamo a cuscinate rifacendo il letto, a quando mi distrae con i suoi scherzi mentre leggo qualche relazione di lavoro. Amo il sole che penetra nella nostra camera da letto e illumina il suo corpo muscoloso e snello. Ecco a cosa gli è servito praticare il nuoto da giovane: a conservarsi bello per me. Anche i sedici anni d’età che ci separano non contano. Io ho ventisei anni e so che tutto per me oggi è facile, ma so che il tempo trascorrerà – la bellezza è un abito che alcune donne indossano per alcuni anni (l’ho letto da qualche parte), e quando sfiorirà, mi amerà ancora, mi vorrà ancora? Talvolta lui teme che i suoi quarantadue anni diventino un limite per la nostra relazione; per gioco mi ha persino regalato “Amore e vecchiaia” di Chateaubriand per farmi riflettere su cosa ci potrebbe attendere. Abbiamo riso a lungo. Dice che la mia risata è contagiosa. A me la sua età non spaventa, neppure proiettandola nel futuro. Nulla potrebbe separarmi da lui. O meglio, nulla avrebbe potuto separarmi da lui, prima dell’apparizione di questo semidio dal corpo statuario e dal cazzo dominante. La cui presenza si sta insinuando tra noi a colpi di cazzo e di orgasmi, ogni giorno di più. Oggi per l’ennesima volta sono la sua schiava d’amore. Non lo amo, anzi direi che lo detesto, ma quando mi trascina nel gorgo dei sensi, non so sottrarmi e potrei seguirlo ovunque. Basta che mi sfiori la schiena con una mano e sono sua, disposta a tutto. Parole-barriera, che servono a difenderci dal baratro, come perversione, abbruttimento, umiliazione, sottomissione, non hanno più alcun significato.
Persino la barriera del tradimento, che mai avrei potuto immaginare di infrangere, oggi è a rischio. Se Marco mi ordinasse di vederci da soli, senza che Giorgio ne fosse al corrente, non so se saprei dirgli di no, se saprei sottrarmi.
Mi ordina di spogliarmi, non me lo chiede, non lo implora, lo pretende. Lui si toglie l’accappatoio. Ora è completamente nudo. Il corpo del mio Giorgio è bello per costruzione, lo sport lo ha plasmato. Questo corpo è bello per definizione. Lo sport non ne determina la bellezza, al massimo la accresce. Giorgio è prestante, Marco è affascinante, ha uno charme animalesco cui non so sottrarmi. Mi spoglio guardandolo negli occhi, ma con lui il mio sguardo penetrante non funziona.
Lo sguardo che ha reso impotenti anche i migliori stalloni, facendoli sentire inadeguati, incapaci di soddisfare gli appetiti sessuali di una dea (così apparivo ai loro occhi), la mia bellezza sconvolgente, troppo splendente perché loro si sentissero all’altezza di profanarla, con questo maschio non serve a nulla. Io non lo domino in alcun modo. Lui domina me anche solo con la punta di un dito. Ora sono nuda anch’io. Nuda e indifesa, più nulla potrà salvarmi dai suoi assalti, ammesso che quelle esili mura che sono gli abiti potessero difendermi. Giorgio ci osserva. Lo sguardo in trance. Nel frattempo, la sua mano, come dotata di volontà propria, continua ad accarezzare un piede di Marco.
Lo stallone, il maschio, il dominatore, solleva la gamba e con il piede liberato dalla mano, spinge Giorgio sul petto. Un piccolo simbolico calcio che lo fa cadere a terra. Giorgio, ancora vestito è accasciato sul pavimento, Marco con il cazzo svettante mi attira a sé e ricomincia a baciarmi. Mi bacia le labbra, poi intrufola la lingua fino a raggiungere la mia gola. Mi sciolgo rapidamente. Lascio che frughi la mia bocca. Le sue mani mi accarezzano i capelli e trattengono la nuca, in modo che non possa sottrarmi. E chi se lo sogna? Sono qui beata a godermi questo lungo bacio. Per un attimo il pensiero del mio uomo (sarà ancora sul pavimento?) si affaccia alla soglia della psiche, ma rapita dalle sensazioni lo dimentico in fretta. La sua mano scivola lungo la schiena, fino alla vita e vi si sofferma. È una mano dal tocco leggero, ma si percepisce la forza che saprà sprigionare al momento opportuno. Lentamente prende a far scorrere le dita lungo il mio corpo. Sono di nuovo sua.

Capitolo successivo ->


TELEFONO EROTICO AMATORIALE

Divertiti in totale anonimato con il nostro servizio Carta di Credito
CHIAMA 051.68.08.246 A SOLI 50 CENTESIMI AL MINUTO

Desiderio-erotico-carta-di-credito

Oppure
telefono-erotico-3

6 thoughts on “Succhiami il cazzo cornuto, umiliato dal suo amante

  1. […] Così avrai più chance di possedermi.» Ho tralasciato deliberatamente la questione del piacere cuckold di Giorgio. Lui è parso colpito dal mio discorso. Ha annaspato per qualche […]

  2. […] mio uomo obbedisce. Non è certo la prima volta che lo vedo sottomesso e umiliato da un uomo, ma non riesco ancora ad abituarmici. C’è sempre qualcosa di misterioso, di inafferrabile, nel […]

  3. […] «Scherzavo Giorgio. Non ti lascerei mai a casa da solo. Tu verrai con noi, prenderemo due camere, una matrimoniale per noi e una singola per te, così tutti capiranno che sei il mio cornuto.» […]

  4. […] il reddito fortunatamente non manca. Mi mancava solo la pienezza sessuale che – grazie alle fantasie cuckold di Giorgio – ho trovato nelle capacità sessuali di Marco. Certo Giorgio dovrà riflettere […]

  5. […] toccava a me comandare il gioco e ne approfittai subito, strizzai una tetta a zia e le dissi:- succhiami il cazzo e fallo sborrare– ! Prese la cappella in boccae e cominciò a succhiarlo, io continuavo a strizzarle un […]

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.