Amico e Giocattolo

Amico e Giocattolo

Amico e Giocattolo

“Uff, tesorino, non sai che caldo fa fuori! Devo rinfrescarmi un attimo…”. Era una giornata di sole, e lei era appena arrivata a casa mia in bicicletta. Si chiuse in bagno e quando uscì di nuovo era profumata seminuda: camminava per la casa con addosso solamente una maglietta e le mutandine, e sono sicuro che volesse essere guardata. Il suo culetto mi ipnotizzava, e impazzivo all’idea che qualcun altro potesse godere di quel corpo perfetto e libidinoso.
Le stavo preparando un caffè, quando mi si avvicinò alle spalle, mi abbracciò, e mi appoggiò una mano direttamente sul pacco, toccandolo attraverso i pantaloni. Mi si avvicinò all’orecchio, e dandomi qualche bacino sul collo, sussurrò:

“Mmm… Sei un porcellino, sempre col cazzo duro…”
“è colpa tua… mi fai quest’effetto, sei troppo bella” dissi scherzosamente, lieto delle sue attenzioni.
“Ehhh, ma non farti strane idee, sai che non te la posso dare… Sono fidanzata adesso…”
“Si, lo so… no sex” dissi sconsolato, ma in fondo speranzoso.
“Allora fallo calmare un po’, questo coso” – disse, riferendosì al mio uccello duro.
Intanto però continuava a massaggiarlo con la mano.
“Mmmahhh… non ce la faccio se fai così…”
“No?” disse con voce da gattina “e cosa vorresti fare?”
Sentivo il suo respiro caldo sul collo, mi stava sfiorando con le labbra.
“Vorrei venire, ti prego…”
“Ma lo sai che non posso, amorino… faccio venire solo il mio ragazzo.” – disse con voce da santerellina – “Al massimo ti posso coccolare un po’, …ma non di più! Non puoi venire, mi dispiace…”

Si leccò le dita e me le passò sulle labbra bagnandomele della sua saliva… stavo tremando dall’eccitazione, schiavo del suo tocco erotico.
Mi aprì la patta dei pantaloni, e continuò a massaggiarmi il cazzo attraverso le mutande. Poi infilò la mano nelle mutande ed tirò fuori il cazzo turgido per segarlo molto molto lentamente.
Ormai respiravo pesantemente, non riuscivo più a pensare, volevo solo continuare a godere.
“Ti piace come ti coccolo? sembra proprio di si…”
Si sputò sulla mano e spalmò la saliva sul frenulo e sulla cappella rigonfia, torturandola un po’ con le dita, prima di riafferrare l’asta, stringerla con forza e accelerare gradualmente il ritmo della sega, facendomi ansimare senza ritegno e avvicinare all’orgasmo.
Ad un tratto mollò la presa:
“Meglio che smetta adesso, sennò poi tu vuoi continuare…”
Rimasi con il cazzo duro e tremolante, la faccia inebetita, incapace di dire o fare qualsiasi cosa.
Mugugnando la pregai di non fermarsi, speravo solo di venire, avrei dato qualsiasi cosa pur di avere ancora la sua mano sul cazzo. Avrei fatto di tutto pur di farmi toccare dalla mia piccola dea.

“No dai, meglio di no… poi ti rincoglionisci e non capisci più niente… vero maialino?”
“Ti prego… ancora un pochino… non puoi lasciarmi così…”
“Così come?” disse con voce felina, il suo viso vicinissimo al mio. Alzò un po’ la gamba, facendomi sussultare quando cominciò a strofinarmi l’uccello con la coscia nuda. Mi diede un bacio, infiltrando lentamente la lingua tra le mie labbra.
“Mmm… Come ce l’hai duro… avrai le palle tutte gonfie, poverino”
“Si, mi fan quasi male… toccamelo un po’, ti prego…”
“Ti ho già detto che non posso, smettila! Se proprio vuoi, arrangiati da solo…”

Senza pensarci troppo, mi toccai e cominciai lentamente a masturbarmi. Fece una risatina soddosfatta, mentre guardava la mia mano muoversi su e giù.

“Bravo, fatti una bella sega, sbattitelo un po’… vorresti scopare, vero?”
Risposi con un sospiro.
“Vorresti mettermelo dentro, immagino… magari anche nel culetto… ti piacerebbe, vero?”
Ansimai ancora…
“Ma non puoi, solo il mio ragazzo mi può fare queste cose…”

Continuavo a masturbarmi, ma con esitazione… non volevo venire così, mi sentivo patetico a toccarmi solo per il suo divertimento. Lei ridacchiava, con una mano mi accarezzava il petto mentre si leccava le dita dell’altra per passarmele sulle labbra.

“Povero orsetto, così arrapato che si deve fare le pugnette… “

Stavo accelerando il ritmo della sega, pensai che se fossi venuto forse almeno avrei potuto riacquistare un po’ di lucidità. Lei si accorse che stavo per arrivare al limite, mi prese il braccio e mi tirò verso di sé.
“Puoi anche massaggiarmi un po’ il culo, se ti va… Ma non di più”
Volevo smettere di essere succube di questo gioco perverso, ma morivo dalla voglia di toccarla. Sapevo che non avrei concluso niente di buono, non avrei fatto altro che prolungare la tortura.
Mi prese le mani e se le appoggiò sul culo, dopodichè cominciò ad addomesticarmi con dei bacini provocanti e lussuriosi: muoveva sinuosa la lingua di fronte ai miei occhi, e ogni tanto scendeva per mettermela in bocca, e ad incitarmi a collaborare tra una leccatina e l’altra.

“Dai… se mi accarezzi un po’ ti racconto qualche porcatina che ho fatto con Giulio, visto che ti piace tanto…”
Aveva già cominiciato a muovermi le mani e usandole per massaggiarsi il culo. Al primo contatto con quelle morbide chiappe sode non capii più nulla, e presi a palpare arrapato più che mai. Lei sorrise soddisfatta, mi prese la testa me la spinse verso la pancia, fino a farmi inginocchiare.
“Ti piace il mio culetto? anche gli istruttori in palestra lo apprezzano… è sodo, vero?”

Borbottai un “sì” e le chiesi di raccontarmi qualcosa, come promesso.

“Ah, già… vuoi sapere le porcatine. Mmm, va bene… anche se forse non ti farà molto piacere… Sicuro che vuoi sentire?”
Annuii senza pensarci troppo, preso com’ero nell’estasi di quel massaggio libidinoso.
“Ok… Beh, abbiamo scopato ieri sera! Un bel po’, tra l’altro. L’abbiamo fatto tre volte! Lui era proprio arrapato, ce l’aveva sempre duro…”
Mi venne una fitta di gelosia e le mie mani si fermarono.
“Te l’avevo detto che non ti sarebbe piaciuto… non pensarci ora. Invece continua il massaggino, me l’hai promesso…”
“… e che avete fatto?” chiesi curioso, un po’ masochista.
“Mah, un po’ di tutto… lui sopra, lui sotto, da dietro, sul tavolo in cucina…” Ci fu silenzio per un attimo, poi continuò: “Me l’ha anche messo nel culo…
Mi fermai di nuovo e alzai lo sguardo. Mi stava guardando sorridendo, aspettava la mia reazione.
“Davvero?” chiesi.
“Si, davvero… e ha goduto parecchio. Me lo chiedeva sempre, e visto che ieri ero vogliosa, ho deciso di farlo contento… Glel’ho strizzato bene tra le chiappe… finché non è venuto”
“Ti è venuto dentro?!” chiesi sconcertato.
Come se stesse ancora godendo all’idea, mi rispose: “Si amorino, mi è venuto nel culo…”. Così dicendo mi afferrò la testa e mi fece colare uno grosso sputo sulla bocca. Sussultai di piacere, ma contemporaneamente scosso e nauseato all’idea che fosse veramente accaduto quello che mi stava raccontando.
“Ma… come…” – non volevo crederci.
“Si, mi ha sborrato nel culo… e tanto anche! Sei invidioso forse?…”
Lo ero eccome. Invidioso, stravolto e sconcertato. Stavo immaginando la scena quasi a volerne esorcizzare l’effetto sconvolgente che aveva nei miei pensieri.
“Adesso continua a massaggiare, però!” disse quasi seccata. Ubbidiente, ricominciai ad accarezzarle il culo, fissando il vuoto.
“Bravo… continua così, goditelo… come puoi”
Riprese il racconto.
“Comunque: ad un certo punto eravamo sul bordo del letto. Io stavo sopra di lui con lo specchio alle spalle, così lui vedeva il suo cazzo entrare e uscire dal mio culetto… Lo specchio in camera è proprio una figata, dovresti provarlo anche tu!”
“Mi piacerebbe… mi faresti venire subito…”
Rise un po’: “Infatti anche lui mi ha fatto fermare dopo un po’, perché sennò veniva troppo presto! Ma mi piaceva troppo vederlo godere come un maiale, con la faccia tutta contorta, che si impegnava per non venire… Secondo me si sentiva figo a scoparmi così… carino!”

Ero geloso e invidioso, mi sentivo le budella ritorte. “Chissà come se la spassava, il bastardo…” dissi con una punta d’odio. Detestavo il suo nuovo ragazzo perché poteva provare il sesso con una dea come Valentina. Perché era il fortunato compagno di una lussuriosa rizza-cazzi, che giocava a provocare erezioni agli amici maschi da cui era circondata.
Lei lo difendeva: “Certo che se la spassava… giustamente! Ma anche a me piaceva sentirmi così piena, con tutto il suo uccellone dentro… mmm… si si, proprio bello!”

Le sue parole mi stavano stordendo, avrei voluto vederla fare le cose che mi stava raccontando, avevo il cazzo durissimo, respiravo pesantemente e avevo rallentato il movimento delle mani sul suo fondoschiena.
“Vorresti farlo anche tu, scommetto… chissà come godresti, vero? Comunque abbiamo fatto tante altre belle cose, sai… Se vuoi te le dico.”
Confermai, quasi a voler soffrire ancora di più.
“Ok… Ma tu leccami un po’ dietro intanto…”

Mi stava sfruttando per il suo piacere, ma volevo sapere. Non appena si girò di spalle ed ebbe abbassato le mutandine, affondai tra le sue chiappe, leccando come un forsennato, tentando di infilare la lingua nel suo buchino più in fondo che potevo. Tutta contenta iniziò a strusciarmi il culo sul viso, premendomi la testa con la mano.

“Si, lecca, bravo… ti piace?”
Mugugnai un “si” con la faccia immersa nella fessura del suo culetto.
“Ne ero certa… Pensa che ieri sera lì c’era infilato il pisello di Giulio… ahhhh… leccalo, si… mmm”

Mi tormentava con l’idea che qualcun altro la possedeva in tutti i modi che a me negava, ma non riuscivo a fare a meno di trovare la cosa eccitante. Mi sentivo un cretino, ma in quel momento non riuscivo a ragionare, e leccavo, leccavo…

“Poi gli ho fatto un bel pompino, l’ho fatto godere un sacco… mi piaceva proprio vederlo tutto arrapato. Gliel’ho succhiato di gusto… lo segavo, leccavo le palle, succhiavo la cappella… l’ho insalivato tutto per bene, come piace a te. Ci ho sputato sopra un po’ di volte, ho scoperto che fa impazzire anche lui!”

Mi fermai un attimo per farfugliare: “sei proprio una stronza…”
“Ma no… solo perchè faccio godere il mio fidanzatino? tu sei solo geloso, perché con lui faccio le cose che tu sogni mentre ti fai le pippe…”

Intanto avevo ripreso a leccare come un matto, affondavo la faccia tra le sue chiappe e mi sentivo in paradiso. Lei si strusciava compiaciuta, e mi prendeva in giro: “mmm… Quanto ti piace leccarmi laggiù? Che maialino pervertito… Non è che vieni così, adesso?”
Non aveva tutti i torti… mi stavo masturbando e avere il suo culetto premuto sul viso mi stava mandando verso il limite. Dissi ingenuamente: “oh si, adoro il tuo culetto…” – e leccavo – “mi fai venire così, sei troppo bella…”.
Sogghignò maligna, avendo compreso l’effetto irresisteibile che aveva sui miei sensi, e volle giocare:
“Facciamo così: se adesso resisti senza voler venire a tutti i costi, la prossima volta che ci vediamo ti faccio un bel pompino, ti insalivo per bene e ti strapazzo un po’. Altrimenti domani vedo Giulio, il pompino lo faccio a lui e probabilmente mi faccio scopare anche il culo, visto che me lo stai oliando così bene… ”

Mi bloccai immediatamente. Non solo speravo di ricevere le attenzioni della sua bocca, ma non volevo assolutamente che si facesse scopare di nuovo nel suo buchino meraviglioso. Non doveva accadere, volevo resistere ad ogni costo.

Si girò a guardarmi furbescamente e sorridente. Guardò il mio cazzo pulsare duro come un palo. “Perché ti sei fermato?… speri di fartelo succhiare un po’?”
Sollevo un piede e me lo mise a contatto con le palle. Dondolandolo mi muoveva l’asta che sbatteva da una coscia all’altra. “Sicuro allora che non vuoi sborrare subito? Mi sembra che ne avresti proprio bisogno…”.
Stavo per esplodere. Dovetti raccogliere tutta la mia forza di volontà per sussurrare: “Preferisco aspettare…”.
“Ma che bravo… però sei così duro adesso. Non ti eccita un po’ l’idea che Giulio mi fotta il culetto? Non vuoi che ficchi il suo bell’uccellone nel mio piccolo ano…”
“No, non voglio…”
“Non te fa drizzare subito il pensiero che mi pompi il culetto fino a riempirlo di sborra calda? Guarda…”

Mi prese il pisello in mano, ci sputò sopra per bagnarlo un po’ e cominciò a segarmi velocemente.
“Secondo me vuoi venire… dai, amorino, dimmi la verità…”
“No, aspetta…!” protestai affannato.
“mmm… Cosa devo aspettare? dai, sborrati addosso, così domani mi faccio inculare per bene… mmm, dai… gli strizzo il cazzo fino all’ultima goccia. Dai, sborra adesso, lo so che non resisti… vieni… pensa a come mi farò riempire il culo… “
Venni. Sborrai come una fontana mentre la sua mano mi segava velocemente, spremendomi fino all’esaurimento e lasciandomi accasciato sul divano.

La sera dopo mi arrivò un’email di Valentina con una foto allegata:

Era sdraiata sul suo letto, nuda, a pancia in giù.

«Ecco qui, tesorino… Come ti avevo promesso, l’ho fatto venire col culetto. Però l’ho fatto sborrare fuori questa volta… così lo vedi nella foto! Ti piace?
Così mi pensi un po’ quando ti spari le seghe 😉
Un baciato!!


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